Posts tagged ‘politica’

novembre 3, 2012

La guerra dei choosy

Quella della Fornero è oramai una guerra aperta, e la ministra non ha paura di sferrare colpi bassi a ripetizione.
“E’ l’occupazione che va valorizzata non l’attaccamento, qualche volta esasperato, tra il lavoratore e il suo posto di lavoro”.
“Il posto fisso per tutti è un’illusione”.
“Non ci hanno chiamato a distribuire caramelle”.
“L’Italia è un Paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l’anno e con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro”.
Ed infine giovani non siate Choosy: adeguatevi ai posti di lavoro che vi vengono proposti.

A chi è rivolta questa guerra? Contro chi scaglia le proprie armi la ministra Fornero? Tra i suoi preferiti si sa ci sono i lavoratori del pubblico impiego e i dipendenti a tempo indeterminato, figure privilegiate e anacronostiche secondo il leitmotif governativo – anche se sono tra i più colpiti dall’aumento delle tasse, dai tagli ai servizi pubblici e dalla riforma delle pensioni.
Ma il punjiball della ministra sono sicuramente i giovani e gli studenti universitari.
Noi che siamo così choosy da non voler accettare i primi posti di lavoro che ci vengono proposti, noi che ancora pensiamo di rifiutare i contratti precari, noi che abbiamo ancora il coraggio di pensare che l’università dovrebbe migliorare le nostre condizioni di partenza.
Beh cari ragazzi, la Fornero continua incessantemente a dirci che cosi non va!
La dobbiamo smettere di rifiutare lavori pagati 3\4 euro l’ora: il mercato ha bisogno di noi!
La dobbiamo smettere di richiedere orari di lavoro di 8 ore: il mercato lavora 24 ore su 24 bisogna adeguarsi!
La dobbiamo smettere di richiedere diritti: il mercato ha solo doveri (almeno per noi)!
E se vogliamo dare la colpa a qualcuno: non è colpa della classe imprenditoriale, non è colpa della classe politica, non è colpa di un sistema di privilegi e di corporazioni, e sicuramente non è colpa del governo tecnico. No! E’ colpa dei nostri genitori! La generazione del ’68 che ha rovinato l’Italia, che ha costruito una società ineguale dove diritti per tutti hanno bloccato il lavoro e l’educazione. E’ colpa dei nostri genitori che ci hanno viziato troppo e non ci hanno insegnato ad essere indipendenti e cogliere le (grandi) opportunità al volo. E’ colpa delle mamme italiane che terrebbero i figli sempre a casa, è colpa della cucina troppo buona, del sole troppo caldo, del caffè sempre pronto la mattina. E’ colpa della famiglia italiana – che però torna sempre utile anche al governo quando taglia il welfare e la sanità pubblica.

Cara Ministra, in questa guerra noi siamo sicuramente sotto attacco.
Ma queste armi sono spuntate.
La sua retorica cerca di costruire finti modelli del giovane italiano medio: il bamboccione che preferisce stare a casa invece di rendersi indipendente anche facendo lavori umili.
Oltre che essere smentita dai numeri (rapportogiovani.it), è smentita dai fatti e dalle nostre vite.
In ogni caso continuerò a rifiutare lavori per 3 euro l’ora, dove non è richiesta alcuna delle mie competenze per le quali ho tanto studiato, continuerò a richiedere che il contratto nazionale di lavoro venga applicato anche a me che sono giovane, continuerò a non accettare straordinari pagati come le ore ordinarie, continuerò a lottare per il mio diritto alla maternità.
Se questo significa essere choosy… allora sono troppo Choosy!

giugno 17, 2012

Numeri

La precarietà, la disoccupazione, la crisi non sono solo numeri, ma reali vite vissute.
La disoccupazione giovanile al 20 o al 30% significa giorni, settimane, mesi passate a cercare lavoro senza trovare nulla, senza ricevere risposta, senza accumulare esperienza, senza guadagnare un euro.
Quei piccoli valori percentuali sono centinaia di migliaia di giovani che rimbalzano come palline dentro un meccanismo impazzito, mentre i mercati bruciano miliardi, il debito pubblico sale e lo spread impazzisce.
Tra questi meno e questi più ci sono incastrate le nostre vite.

Non siamo l’incontro tra la domanda e l’offerta, ma siamo il risultato degli incontri e delle esperienze della nostra storia. Siamo giovani spaesati in un’Europa in crisi, dove nessuno è in grado di orientarci verso dei reali e possibili progetti di vita.
L’incertezza è la nostra moneta di scambio e lo è da più tempo dell’euro, la voglia di cambiare il nostro tasso d’interesse, e questo sistema finanziario è ciò che ci rende sempre più indebitati, anche se a noi le banche non presterebbero nemmeno un cent.
Non possiamo comprare una casa.
Non troviamo lavoro.
Le nostre università sono state distrutte.
Il futuro una chimera fuori moda.
Ma dico vi rendete conto che aver finito gli studi al tempo della crisi significa essersi laureato nel periodo più sfigato degli ultimi cento anni!

I nostri sogni, le nostre sofferenze, i nostri desideri, le nostre delusioni non riescono ad entrare nel numero dei posti di lavoro persi in questo ultimo anno, non studiamo e non lavoriamo ma non siamo NEET, le nostre famiglie ci aiutano ma non siamo bamboccioni.
Amiamo, ridiamo e piangiamo e tutto questo non riesce ad entrare nella casella della disoccupazione giovanile…
Non basta contarci per capire quanti siamo, non basta definirci per comprendere chi siamo…
Non siamo solo giovani, non siamo più giovani, saremo per sempre giovani.
Noi viviamo la crisi, voi la contate e basta.

giugno 15, 2012

Vivere nella crisi

Prendo il caffè e lo spread vola sopra i 500 punti,
compro il giornale con gli annunci di lavoro mentre varano la peggior riforma a riguardo,
mi concedo un cornetto per rincuorarmi mentre la Spagna riceve aiuti a fondo perduto per non far crollare il proprio sistema bancario,
sul tram la Grecia brucia, scendo e ci sono già le seconde elezioni,
vado a lezione mentre l’Irlanda tenta di non far scoppiare l’ennesima bolla immobiliare,
mi fumo una sigaretta mentre Obama dichiara che non c’è mai stata così tanta disoccupazione dalla Grande Depressione,
faccio il turno in biblioteca e scoppia la primavera araba,
mentre tento di trovare i libri l’Egitto non riesce a liberarsi dalla giunta militare,
provo a studiare e la Germania continua a parlare di austerity,
ci rinuncio, vado a fare l’aperitivo mentre migliaia di spagnoli occupano le piazze
basta torno a casa quando irrompe occupy wall street,
mi metto a letto ma migliaia di persone scendono in piazza contro tutto questo…
mi sa che non si può proprio dormire, né si può fare finta di avere una vita normale…
La crisi irrompe nelle nostre vite…

Ps: per lo meno la noia l’abbiamo lasciata ai momenti di prosperità

giugno 4, 2012

I CAN’T FIND MY FUTURE

http://wearethe99percent.tumblr.com/post/20116769441/i-can-t-find-my-future-i-looked-in-college-iI looked in college.
I found debt.
I looked to my parents.
I found debt and heartbreak.
I looked at my friends.
I found grief and sorrow.
I looked at the land.
I found MY COMMONS DESTROYED, MY LAKES AND RIVERS AND SOIL AND TREES AND BEES AND WORMS DESTROYED.
I looked at my fellow humans.
I fund disease, debt, sorrow, dissonance, hate, greed, misery, AND NO ONE CARES ANYMORE.
well. I CARE. an awful lot.
IM TAKING MY FUTURE BACK.
(IT’S MINE)
I AM THE 99%

 

 

http://wearethe99percent.tumblr.com

http://wearethe99percent.tumblr.com/post/20116769441/i-can-t-find-my-future-i-looked-in-college-i

maggio 23, 2012

I nostri diritti per la vita

Il 23 maggio 1978 è stata approvata la legge 194. Legge che depenalizza l’aborto in Italia.
La settimana scorsa a Roma si è tenuta la marcia del “movimento per la vita”.
A guardare le foto di quel corteo ti chiedi se veramente qualcuno ci creda. Insomma sono sempre nani, fasci (ripuliti o meno) e preti con le loro ballerine di corte (che giustamente non partecipano se non pagate).
Non so cosa mi fa irritare di più. Il fatto che qualche politico fallito utilizzi le idee di qualche fondamentalista cattolico (eh si! Perché i fondamentalisti non sono solo islamici) per provare a ridare vita al proprio partito in via di decomposizione. O forse proprio il fatto che ci sia qualcuno che ancora oggi voglia rendere l’aborto illegale… fermo restando che poi è sempre il primo a puntare il dito contro gli estremismi degli altri.
Guarda gli islamici come trattano le donne…
Perché il “movimento per la vita” che idea ha delle donne? Una donna che non può decidere come poter dare al mondo una vita.
Quali donne dovremmo essere?
In Italia la pillola del giorno dopo non può essere farmaco da banco – quella dei 5 giorni dopo non la vogliono nemmeno far entrare in commercio – la pillola abortiva è utilizzata in maniera, a dir poco, residuale.
Non esiste educazione sessuale – i contracettivi sono a pagamento e sono troppo cari – per vedere un ginecologo in tempi ragionevoli devi fare una visita privata – i consultori, se va bene, sono aperti 2 giorni a settimana e sono strutture abbandonate a sé stesse.
Le donne vengono pagate meno, studiano di più, ma fanno più fatica a trovare lavoro. Così tantissime hanno anche smesso di cercarlo un lavoro, oppure lo hanno lasciato dopo il primo figlio.
In Italia si moltiplicano i casi di omicidi e violenze efferate sulle donne da parte di familiari stretti. Contro questa piaga sociale viene, al massimo, firmato qualche lodevole appello.

Abbiamo diritto di scegliere.
Abbiamo diritto di avere dei figli, ma per questo non gravare sui nonni e non rimanere disoccupate.
Abbiamo diritto di non avere quel figlio e rimanere con le nostre tristi lacrime per quella scelta.
Ma questa scelta è nostra, bagnata del nostro dolore e nessuno ce la potrà mai più togliere.
Se volete “lottare per la vita”, cercate almeno di non calpestarla.

 

maggio 20, 2012

Blockupy Frankfurt

Giornate spese di fronte al computer per aggiornare i social network, cercando di capire cosa stava accadendo a Francoforte.
Di fronte al computer con l’ansia per i tanti amici e compagni arrestati ancor prima delle manifestazioni.
Assurdo:
Pullman bloccati
Treni fermati
Divieti individuali di manifestare
Perquisizioni
Arresti
Sgomberi
A Francoforte, sede della Banca Centrale Europea e cuore finanziario dell’euro, semplicemente, non si può manifestare.

Nonostante tutto, oggi mi sento europea. Ma la mia Europa non si è costruita intorno ad una banca o a una moneta unica. La mia Europa non si perde tra commissioni, consigli, parlamenti, dove non si sa mai chi decide e per chi. La mia Europa non è composta da una Germania forte che incolpa i paesi del sud di essere delle cicale dispendiose. La mia Europa non si legge attraverso degli stereotipi nazionali.
Nelle strade di Francoforte, come a Madrid, ad Atene, a Kiev, c’è dell’altro oltre la crisi.
Sono momenti decisivi e allora vogliamo decidere.
Stanno distruggendo un modello sociale per non darci alcuna alternativa. Continuano a dirci che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità. Viviamo sopra le nostre possibilità perché vogliamo una casa, degli ospedali, delle scuole, delle università, degli asili?
Chi ha vissuto sopra le proprie possibilità? Quelle famiglie greche a cui ora staccate la luce perché non la possono pagare? Gli irlandesi rimasti senza casa? I giovani spagnoli disoccupati? Gli imprenditori suicidi italiani?

Nelle strade di Francoforte oggi scorre la possibilità di vivere una vita diversa: una vita dove ci si incontra per parlare senza necessariamente dover consumare, una vita dove l’economia è fatta anche di imprese e progetti sociali, una vita dove non c’è solo il lavoro, la famiglia e il divertimento.
La mia Europa è fatta di incontri, di lingue diverse che provano a capirsi, di Erasmus, di progetti alternativi che si parlano, di studenti che girano in autostop o con il car polling, di treni lenti che ti permettono di apprezzare il paesaggio, di social network dove condividere idee e sensazioni.
La mia Europa si rimette in gioco continuamente e non si ferma mai.
Per questo le strade di Francoforte saranno brulicanti di persone, di vita, di gioia, di urla, di pianto.
Perché non potete fermarci: siamo noi a essere troppo grandi per poter cascare.

 

marzo 7, 2011

Roma 8 marzo – Take back our life, now!

Verso il corteo notturno dell’8 marzo

L’ 8 marzo è un giorno vuoto, che si divide, oramai, tra i baci perugina con le frasi scritte da Moccia, e le mimose, ma dato che già sono sbocciate e bellissime sugli alberi, arriveranno sfiorite per quei giorni.
L’8 marzo quest’anno però arriva dopo una grande giornata come quella del 13 febbraio in piazza del popolo. Quel giorno siamo scese in piazza contro il moralismo della sinistra e la doppia morale imperante della destra, siamo scese in piazza per chiedere pieni diritti per le ragazze, le studentesse, le precarie, le lavoratrici, le disoccupate che vivono in Italia. Lo abbiamo fatto guardando alle piazze tunisine, egiziane, libiche, dove donne e uomini come noi, stanno costruendo il loro futuro di libertà e diritti anche al prezzo della loro stessa vita.
Oggi in Italia essere donna, più o meno giovane, non è poi così facile.
Studiamo ma siamo destinate alla precarietà. La precarietà ci impedisce di fare qualsiasi previsione e programma sulla nostra vita. E per questa condizione di vita oramai diffusa non è mai stata organizzata nessuna politica sociale credibile.
Anzi oggi in Italia non avviene altro se non la distruzione delle politiche sociali: sanità, servizi sociali, pubblica istruzione…che in concreto significa: pochi servizi sanitari di prossimità, grandi ospedali scadenti, scuole e università abbandonate a se stesse, servizi sul territorio inesistenti.
Ci si affretta tanto a parlare di famiglia e maternità in vista di questa giornata, da una parte Berlusconi difende la santa famiglia e giura che finchè ci sarà lui nessuna coppia gay mai si sposerà e nessun single mai adotterà. La sinistra già munita di bandiera nazionale, in vista della festa dell’unità d’Italia, difende i diritti delle donne italiane e di tutte le altre non si ricorda di parlare.
E così, per l’ennesima volta, si dimentica la diversità che piano piano sta emergendo, anche dalla nostra società. Una diversità che parla di single, di famiglie divorziate, risposate, riseparate, di coppie miste, di coppie gay, di coppie di altre religioni, di bambini di tutte le nazionalità, di trans, di coppie di fatto…di persone che desiderano una vita migliore in questo paese.
Forse un giorno vorremo dei figli…
li vorremo mandare in scuole pubbliche e trovare posto negli asili nido. Vorremo trovare e mantenere un lavoro nel momento in cui saremo incinte. Vorremo avere il diritto alla maternità pagata. Vorremo avere la possibilità di dargli una vita degna.
Ma vogliamo anche avere il diritto di non rimanere incinte, vogliamo un educazione sessuale, vogliamo dei contraccettivi a prezzi ragionevoli, vogliamo non avere problemi per avere la pillola del giorno dopo, vogliamo che la legge sull’aborto venga rispettata e la Ru486 venga utilizzata.
Vogliamo che i medici per fare carriera non si debbano per forza dichiarare anti-abortisti.
L’8 marzo saremo di nuovo nelle strade di Roma, perchè non possono avvenire 4 stupri in 15 giorni, perchè Alemanno, o chi per lui, devono smetterla di fare campagna elettorale sui nostri corpi e sui nostri timori. Saremo in piazza perchè è inimagginabile e intollerabile essere portate in caserma per accertamenti, arresti o quant altro ed essere stuprate.
Saremo in piazza in tante e tutte insieme perchè la notte non vogliamo più avere paura quando torniamo a casa da sole.
Saremo in piazza perchè siamo stufe delle Ruby, delle D’Addario, delle Noemi…la nostra vita è così diversa, non sogniamo di fare le letterine, le vallette o andare al grande fratello, i nostri problemi sono altri ed importanti eppure nessuno ne parla.
Il vento di primavera è forte ed arriva direttamente dal sud del Mediterraneo, dove tante donne, tanto diverse da noi sono scese in piazza. Con le loro rivoluzioni nel cuore saremo in piazza l’8 marzo, perchè essere donne non è molto facile, ma forse è molto bello!

Anomalia Sapienza :: InfoSex/Esc

febbraio 8, 2011

Red is our colour

 

Open Letter towards the women demonstration of 13th February

Freely insipered by the chat with infosex

I’m a girl, we are the girls of this Berlusconian Italy. We grew up with ‘Non e’ la RAI’ and ‘Beverly Hills’, the TV programmes that somewhat moulded the aesthetic models we carry with us. We wear bras, I wear a bra, wax my legs, and use nail varnish sometimes. Not many years separate us from the girls of the nights at Berlusconi’s residence. But one thing we have in common: we have nothing. We have no job but studied for years to have one. We have no guarantees and would like, at least once in a while, to work with dignity.
But the escorts of the Bunga parties are not the same in some respects: I don’t have the desire, when I come across any important person, to throw my tits in their face. I don’t want to wiggle my bum cheeks on television between one satirical news item and the next. I wouldn’t like to be considered as being stupid when, like the escorts, I am actually intelligent and smart.
As a generation, we have nothing. We will not own a house, unless our parents buy us one, and not everyone can. Maybe we will have children, but it’s hard to think of how we’d maintain them. We don’t know what we’ll do when our parents will become ill.
Despite all these uncertainties, I don’t want to put my body in the hands of three 70 year old men. Despite all my and our lack of power, I don’t want to entrust my whole future to the hands of three oldies only because I’m good at stripping … and trust us, after all the TV we’ve watched, we are all good at taking our clothes off. I decided to build my future in the chanting squares of this country, not in the closed palaces where none knows what’s happening, be them theParliament of the Republic or Berlusconi’s private villa.
I, we, are young, we are girls, we are nice, we are beautiful: but we are not your escorts.
Despite the debasement you got us used to, we don’t want to adequate to your ‘normality’, we don’t want to be mediocre. We don’t want to sell our intelligence for 1,000, 2,000 or 5,000 Euros, or paid accomodation, and live under blackmail clasping a Gucci bag. But we don’t even want to get used to a life of privations between an internship for 500 and a part-time job for 800 Euros a month held onto a fake Gucci bag.
We want to build our relations in a new, beautiful and equal way. We want to enjoy ourselves, we want excitement and pleasure: but as equals, not subalterns. We are fed up with being treated as idiots because we are girls, we are fed up of being seen as a bore when we speak up. As girls we are fully aware of ourselves and the power of our bodies. We are young and beautiful, and we are not your escorts. All our vitality allows us to entertain relations that are different from those experienced and told by this Berlusconian Italy and its moralist Left.

febbraio 8, 2011

Affinità e divergenze fra le escort e noi

Lettera aperta verso il 13 febbraio

Liberamente tratto dalle chiacchere di Infosex

Sono una ragazza, siamo le ragazze, di questa Italia berlusconiana.
Siamo cresciute con Non è la rai e Beverly hills, questi programmi in qualche modo hanno plasmato i modelli estetici che ci portiamo dietro. Ci mettiamo i reggiseni, mi metto il reggiseno, faccio la ceretta, vado dall’estetista, e ogni tanto metto anche lo smalto…
Tra me, tra noi, e le ragazze delle notti di Arcore, non passano molti anni. Ho una cosa in comune con loro: non abbiamo nulla. Non abbiamo un lavoro, ma abbiamo studiato tanto per averlo. Non abbiamo garanzie, e vorremo, almeno ogni tanto, lavorare in modo dignitoso.
Però con le escort delle feste del Bunga bunga ho delle cose che non sono in comune. Non ho voglia di spiattellare le mie tette in faccia a tutte le persone che sono importanti. Non ho voglia di mostrare il mio culo negli stacchetti di Striscia la notizia. Non ho voglia di essere considerata una stupida, quando invece sono intelligente e furba, proprio come le escort.
Non abbiamo nulla come generazione. Non avremo una casa di proprietà, se non ce la comprano i nostri genitori, e non tutti possono. Avremo forse dei figli, ma è difficile oggi immaginare come mantenerli. Non sappiamo cosa faremo quando i nostri genitori si ammaleranno.
Nonostante tutte queste incertezze non voglio mettere il mio corpo in mano a 3 settantenni. Nonostante tutte le mie, le nostre, incapacità non voglio affidare a 3 vecchi il mio futuro, solo perché sono brava a spogliarmi…e fidatevi che dopo tutta la televisione che abbiamo visto, siamo tutte brave a spogliarci.
Io il mio futuro ho deciso di costruirlo nelle piazze urlanti di questo paese, non nei palazzi chiusi dove non si sa bene che cosa accade, che essi siano il parlamento della Repubblica o la villa privata di Berlusconi.
Io, noi, siamo giovani, siamo ragazze, siamo carine, siamo belle: ma non siamo le vostre escort.
Nonostante la bassezza a cui ci avete abituato, noi non vogliamo adeguarci alla vostra “normalità”, noi non vogliamo essere mediocri. Non vogliamo vendere la nostra intelligenza per avere 1000, 2000 o 5000 euro, o una casa pagata, per rimanere comunque sotto ricatto ma con una borsa di Gucci. Ma non vogliamo nemmeno abituarci ad una vita di stenti tra stage a 500 euro o part-time di 800 euro al mese, ed una finta borsa di Gucci.
Abbiamo voglia di costruire le nostre relazioni in modo nuovo, bello ed egualitario. Abbiamo voglia di divertirci, eccitarci, godere: ma vogliamo farlo alla pari, senza alcuna subalternità. Siamo stufe di essere considerate sceme perché ragazze, siamo stufe di essere considerate pallose perché parliamo.
Siamo delle ragazze, abbiamo la piena consapevolezza di noi stesse e della potenza dei nostri corpi. Siamo giovani belle e non siamo le vostre escort. Tutta la nostra vitalità ci fa vivere delle relazioni diverse da quelle vissute e raccontante da questa Italia berlusconiana e dalla sua sinistra che fa la moralista.

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