Posts tagged ‘internship’

settembre 12, 2012

Diario dell’estate

Vacanze fatte:
Tre, tiè! Alla faccia della crisi e dei campeggi a 18 euro con zero servizi. Viva le vacanze a luglio, gli amici con le case, i centri sociali che organizzano campeggi a prezzi accettabili. Viva le vacanze a settembre ma soprattutto viva il mar mediterraneo su tutte le coste.

Curriculum inviati:
più o meno 200, agosto a Roma serve sempre a qualcosa.

Domande per borse o master:
Due, così tanto per passare agosto a Roma.

Domande di dottorato:
Una, sempre la solita in stand-by.

Richieste di informazioni:
Qualche centinaia di migliaia.

Risposte ricevute alle richieste di info:
Praticamente zero erano tutti fuori per le vacanze.

Risposte ricevute per i curriculum:
La maggior parte senza risposta, alcuni con risposta negativa.
Ma per la prima volta nella mia vita ho ricevuto DUE risposte positive per dei curriculum inviati! Quasi non ci volevo credere.
Dopo il primo schock iniziale, sono riuscita a riprendermi ed affrontare le interviste telefoniche.
Primo stage: il luogo era l’ultima regione della Germania al confine con la Danimarca… ma insomma sempre a me chiamano per il profondo Nord! Lo stage offriva solo l’alloggio e nessun rimborso spese. E’ stato facile dire di NO. Ma perché li chiamano stage e non volontariato!
Secondo stage: il luogo era finalmente Brussels, la tanto ricercata capitale Europea. Dove si spera di avere una convenzione di stage a standard europei, o almeno che permetta di mangiare-dormire-vestire.
Invece il mio sogno europeo si è subito infranto con la dura realtà: 330 euro al mese per un lavoro full-time! Per lo meno anche il mio intervistatore non ha avuto il coraggio di chiamarlo salario, ma ha parlato solo di rimborso spese. In ogni caso non ho passato la selezione… ma non so come mai non mi dispiace poi così tanto!!!

Letture estive:
Dear Applicant,
Thank you for applying for a position at XXX. We are writing to inform you that having given your application our full consideration, you have not been successful on this occasion. We did receive an unusually high number of applicants for this position, which is why it has taken longer than normal to process your application.
I would like to wish you every success in your future endeavours and encourage you to keep an eye on the XXX website for future job postings. We will keep your CV on record and should we have a future opening that we think may be suited to you, we’ll be in touch.
Kind regards,
Dear,
We would like to take this opportunity to thank you for your interest in the position of XXX Assistant in our Brussels Office. Our search committee has completed its review of qualified candidates and we regret to inform you that you have not been selected as a finalist for this position.
We appreciate your interest and want to thank you for your time spent preparing application materials and we wish you success in pursuit of your career goals.
Best wishes
Dear Ms. Vanebix,
Please excuse me for the late reply: the selection process took longer than planned.
Thank you for your time over the phone for the interview on August 22nd.
In spite of your motivation for the internship and of your interesting academic background and work experience, I am sorry to say that you haven’t been selected for the internship.
I wish you all the best in your search for a suitable position,
Kind regards
Dear Vanebix,
We are writing to you concerning your application for the XXX. We would like to thank you both for your interest and for the time you devoted in applying. We indeed, appreciated your skills and your motivation for joining that project of ours! Although we were expecting to respond earlier to you we have received so many applications that we were really busy in reading these in the most thorough and careful way.
Unfortunately, despite your passion and your willingness to join the project, your application was not successful. However, this does not mean that your application was not worthy. At that specific time we just consider that some applicants are fitting more to what we are looking for this project.
As you probably know, being accepted in an XXX position is a difficult task, mainly because of the number of people applying for the same vacancy.
We hope that you will keep up searching and we wish you find soon a project fulfilling your dreams!
Kindest regards

 

 

Annunci
luglio 15, 2012

Il gioco della sedia

La differenza tra noi e la generazione del ’68?
Che loro partivano da zero e hanno conquistato tutto. Noi partivamo da una posizione privilegiata e ci hanno tolto la sedia da sotto il culo.
Avete presente quando da piccoli alle feste di compleanno si giocava al gioco della sedia: tutti si balla, finché c’è la musica, poi la musica si ferma, e bisogna sedersi il prima possibile, ma le sedie sono meno dei giocatori, e un bambino rimane fuori. Poi un altro, poi un altro, finché non ne rimane soltanto uno.
Ecco io non so se ero tra le prime ad uscire o tra gli ultimi, ma la sensazione è propria quella: provare a sedersi e cascare per terra. Ecco come ci si sente quando ti tolgono la sedia da sotto il culo: derisi, sbeffeggiati e non contenti ci si sente pure in colpa!
Forse non sono stato troppo veloce?
Forse dovevo fare lo sgambetto a quello vicino?
Forse mi dovevo allenare di più?
Chi scrive dalle colonne dei grandi giornali, commenta la politica, fa l’inviato all’estero questa sensazione non la può capire, anche se ogni tanto ha scritto di qualche manifestazione studentesca, e nonostante il suo ufficio sia pieno di stagisti e contrattisti sottopagati.

E se anche l’operaio vuole figlio dottore…  facciamo così: per un paio d’anni passi.
Ma dato che i figli degli operai – che nel frattempo diventeranno classe media – affolleranno le università: le università prepareranno i nuovi operai.
E per magia anche i dottori verranno affamati, non tutti è chiaro. Ma chiedete ad un medico che ha appena concluso la specializzazione quali siano le sue prospettive nella sanità pubblica.
Nel frattempo ci saranno università private e master da 10.000 euro l’anno, per chi vuole tornare in riga. Semplicemente per far capire come funzionano le cose.
Le università pubbliche ci saranno sempre, quelle sono un diritto. Solo che non valgano più niente.
Se proprio volete trovare lavoro, forse conviene tornare alla vecchia e tanto amata formazione professionale: del resto di operai ce n’è sempre bisogno!

luglio 1, 2012

Calci in culo

Mi chiedono se sono contenta di tornare?
Si, sono contenta.
Mi chiedono se sono contenta di tornare?
No, non sono contenta.
Torno con un bel pugno di mosche in mano pronta a farle volare appena rimetterò piede sul suolo italico, così da non ritrovarmi nulla, come prima di partire.
Mi sembra che piano piano tutti intorno a me trovino la propria strada, mentre io rimango sempre intoppata allo stesso punto.
Forse non sarei dovuta partire, così potevo rimanere a leccare il culo di qualche professore e prenderlo alla fine questo maledetto dottorato. Anche se oramai non basta più nemmeno questo!
Se mi andasse di farlo poi, non saprei ancora rispondere!
Non è che io non ci provi, ci provo e che mi arrivano solo risposte negative. Mai ricevute così tanti calci in culo come in questi mesi. Sensazione grandiosa, se fossero almeno reali, non potrei sedermi per il male al didietro e tutti capirebbero senza nemmeno chiedere. Così invece devi fare anche finta che tutto è a posto, e che sì, sai che va così, e che sarà per la prossima volta.
Fanculo alla prossima volta.
Qual è il mio problema: parlo troppo? Si, lo so parlo troppo, pure a voce alta, straparlo…
Però sono brava a parlare. Ma non basta.
Posso scrivere, ma non basta.
Magari ora mi metto pure a ballare…
Se mi conosci non passo indifferente, non sono mai passata indifferente, fino ad oggi. Forse è ora che arriva la vita vera quella che ti spiega come funziona a forza di calci in culo, ma non di quelli che servono per andare avanti, ma quelli che ti fanno rimaner ben impiantata dove sei, e ti tolgono quei quattro grilli per la testa che ti sei fatta venire.
Ecco a quelli dopo di me non glieli faranno venire proprio i grilli per la testa. Del resto, la stessa ministra del lavoro lo ribadisce spesso: non c’è bisogno di fare l’università per imparare un mestiere – ergo mettetevi subito a lavoro, curvate la schiena e abbassate la testa. E così la formazione professionale è servita! E vedrete funziona molto meglio che l’università. Come ribadiscono le campagne di vari giornali on line.
Non pensate di essere speciali, di essere diversi, di poter costruire qualcosa: siete come tutti gli altri stronzi là fuori alla ricerca di lavoro. E non pensate che loro non lo sappiano: sono loro i vostri primi nemici, non certo qualcun altro.
Questa è la crisi economica, non c’è bisogno di scomodare vecchie e desuete categorie, c’è la crisi economica, non è certo colpa nostra, è stata l’America!
Ora bisogna trovare le soluzioni: tutti zitti, si accettano le ricette europee come se scritte in un libro di cucina, sperando che il cuoco sia bravo. Ma come ben sapete la prima volta che si fa una nuova ricetta non viene mai bene.
Eppure questa è vecchia cent’anni e l’aveva capito anche mio nonno che non funzionava…
Eccola l’Unione Europea c’è chi sta sotto e chi ci cammina sopra, ma non lo dite a voce alta perché non è vero! Beh ecco invece guardate bene cosa vi è rimasto appiccicato sotto le scarpe, perché quelle sono le famiglie greche, i disoccupati spagnoli, gli esodati italiani… non si scrostano eh… che peccato bisognerà cambiare scarpe!
Fanculo al vertice dei capi di stato e di governo e fanculo pure agli europei.
Tra 5 giorni torno in Italia, che culo, sempre in attesa di risposte che non arrivano mai, ma con un nuova scatola piena di belle promesse.
Un bel salto nel vuoto senza corda, ma lo devi fare.
Allora vorrei costruire una catena umana che mi tenesse: mano nella mano, stretta ad un’altra mano, che ne stringe un’altra ancora, così scendiamo nel burrone, ma non cadiamo mai.
E non siamo più soli.

giugno 27, 2012

Il lavoro non è un diritto

Forse in fonda la Fornero ha ragione: il lavoro non è un diritto. Il lavoro è un fottutissimo dovere a cui bisogna sottostare con enorme sofferenza. Infatti, se potessimo ci sottrarremmo volentieri, e di sicuro noi non moriremo né di noia né di nostalgia senza il lavoro.
Ma – ancora per ora e speriamo per poco – senza lavoro non si riescono a guadagnare soldi (Win for Life purtroppo non ha ancora sortito gli effetti sperati)!
Quindi, in una società che si dichiara fondata sul lavoro, il suddetto lavoro dovrebbe essere garantito da diritti.
Il lavoro dovrebbe essere sicuro, cioè ad esempio non si dovrebbe morire lavorando.
Il lavoro dovrebbe essere garantito. No, non parlo di lavoro a tempo indeterminato – mica sono monotona io! Però il lavoro dovrebbe essere garantito da regole ferree sulla retribuzione, sulle ore di lavoro, di straordinario, di maternità, di ferie…
E invece cosa succede ai giovani in Italia quando finiscono l’università?
Quando terminano un tirocinio e durante il tirocinio?
Cosa succede se trovano uno stage non pagato?
Quando scade un co.co.co?
Cosa succede quando il pagamento del lavoro arriva in ritardo di mesi?
Ecco in Italia non succede proprio niente. Ci ritroviamo da soli di fronte a un baratro che si chiama mercato del lavoro e siamo costretti a buttarci senza sapere né dove né come, senza alcun appiglio a cui poterci aggrappare, se non la nostra famiglia.
E nulla verrà cambiato da questa riforma.

I centri per l’impiego, che dovrebbero essere il fulcro delle politiche sul lavoro in un Paese con la disoccupazione giovanile oltre il 30%, in Italia sono stati praticamente smantellati. Eppure nessuna agenzia interinale ha preso il loro posto nelle funzioni di orientamento e avviamento al lavoro.
Ma la Fornero non si preoccupa di questi dettagli, tanto lo sanno tutti che il lavoro in Italia si trova tramite passaparola.
(Ecco quindi se avete chiuso il giro non vale, perché a me la parola non è proprio arrivata).
Non si può però non tenere conto di alcuni lodevoli “progetti pilota” come quello di Porta Futuro, il nuovo centro per l’impiego della Provincia di Roma.
Che cosa offre? Ancora non l’ho capito.
C’è una sala con dei computer tramite i quali si può accedere al portale on-line dove inserire il proprio C.V., poi ci sono seminari sulla compilazione del C.V…
Chiedo “come posso cercare un corso di formazione tra i vari offerti dalla regione, provincia e comune?” Risposta: “Vai sui vari siti, da qui puoi controllare quello della provincia se vuoi”. “ E come mi posso orientare per cercare una borsa per un tirocinio all’estero?” “La migliore ricerca è quella che ti fai da sola su internet”.
Consiglio utile, utilissimo che ho seguito fino in fondo. Ho trovato da sola il bando Leonardo, da sola ho compilato la domanda, da sola sono andata a Firenze, sono ancora in attesa del rimborso promesso dalla regione Lazio… da sola esattamente come tutti i giovani italiani.
E qui però la nostra situazione differisce e di gran lunga da quella degli altri paesi europei.
Supporti al reddito, agevolazioni per le assunzioni, retribuzioni minime per gli stage, orientamento e avviamento al lavoro funzionanti… ci sono insomma varie politiche da prendere come riferimento, eppure in Italia l’Europa significa solo: tagli-austerity-tagli.

Perché distruggere l’articolo 18 dovrebbe migliorare i contratti in entrata per i giovani?
Perché l’apprendistato è il migliore dei contratti possibili? Nono so, ma comunque le misure per agevolarlo sono poche e scarne.
Dov’è finito il taglio delle oltre 40 forme contrattuali atipiche?
E il sussidio per i disoccupati, anche quelli che hanno avuto contratti precari, dobbiamo aspettare il 2017 sperando di rientrare nei soliti criteri stringenti dell’ASPI?
E il sostegno per chi non studia e non riesce a trovare lavoro?
Dopo la riforma delle pensioni, in vista dei prossimi taglia alla spesa pubblica – ops spending review –
la stessa ministra Fornero commenta la sua riforma dicendo “si può sempre migliorare”!
Se si può migliorare perché votarla, miglioratela!

Un capitolo a parte andrebbe dedicato al comportamento dei sindacati che oltre a se stessi non capisco proprio chi altro difendano, nemmeno più l’articolo 18!

 

Però ringrazio la Fornero, perché attraverso le sue parole non sento mai nostalgia di casa.

giugno 24, 2012

Pizza delivery

Ed eccola lì… è la frase che tutti gli stagisti prima o poi si sentono dire: ci potresti andare a prendere il pranzo.
Probabilmente in Italia accade dal primo giorno. Il tuo capo, con aria spocchiosa, ti lancia i soldi sul tavolo e ti chiede sushi e diet coke, dato che la scena si svolge quasi sicuramente a Milano.
Qui si vergognano e con aria rammaricata ti chiedono di andare alla pizzeria all’angolo e ti offrono anche il pranzo – che forse avrei dovuto accettare, ed evitare di mangiare la mia pasta che ancora brontola nello stomaco, ma forse è per il nervoso che continua questo brontolio, quello il mio stomaco proprio non riesce a digerirlo.
Questa è la rappresentazione del fatto che essere uno stagista dopo un po’ non serve proprio ad un cazzo: né a te né all’azienda. Non sai mai cosa devi fare, pendi sempre dalle labbra di qualcuno, il tuo lavoro non può essere indipendente e dopo un po’ il tuo tutor ti ucciderebbe piuttosto che trovare nuove mansioni da farti svolgere.
Lo stagista è come un ospite nelle aziende… dopo tre giorni puzza, per questo probabilmente diventa lo schiavo di turno, ma uno schiavo non impara nulla, esegue semplicemente degli ordini.
Uno stage arriva a scadenza velocemente, dopodiché c’è bisogno di investire sulle persone, oppure è solo tempo perso: per te, per l’impresa, cooperativa, ong o quello che sia…
Il problema è che le offerte di lavoro si dividono tra stage e posti che richiedono un’esperienza minima tra uno o tre anni nello stesso campo.
Calcolando che, anche falsificando i mesi dei miei stage e dei miei – più o meno – lavori volontari, non supero un anno e mezzo di esperienza generale, e che se provo ad organizzare un esperienza continuativa in una mansione specifica… non supero i tre mesi dello stage attuale…
Risultato: non posso che cercare altri stage.
Conseguenza: dovrò falsificare la mia esperienza dicendo che ho svolto meno stage di quelli reali, mutandoli in co.co.co o volontariato, perché le aziende sono restie ad accettare persone con troppi tirocini alle spalle. Del resto per legge lo stage dovrebbe servire ad inserirti nel mondo del lavoro come prima esperienza, non dovrebbe essere un contratto reiterato per pagarti meno e sfruttarti di più.
Così i limiti inseriti per aiutarti ad uscire dalla spirale malefica degli stage diventano un ulteriore ostacolo.
Forse come prima cosa aiuterebbe eliminare gli stage gratuiti, insomma quale datore di lavoro non può permettersi 250 euro di rimborso spese, almeno per pagarti il pranzo mentre lavori?! Lo so ogni tanto sono proprio retrò!
In Svezia gli stage si fanno praticamente solo durante il percorso di studi e pagati, dopodiché le aziende ti assumono, ti mettono alla prova, investono su di te con altri tipi di contratti e di accordi, così per lo meno ti fanno lavorare al 100%. Qui a 25 anni si smette di essere giovani, di essere mantenuti, di essere sottopagati.
Questo perché la grande differenza tra l’Italia e la Svezia non è solo il welfare state, ma il tessuto produttivo. In questo paese si è deciso di innovare e di investire sui giovani.
Le aziende assumono con contratti veri, le nuove idee imprenditoriali vengono garantite tramite incubatori di impresa, la ricerca viene finanziata…

E poi ci sono io che aspettando la pizza non so se piangere o ridere.
Il pizzaiolo chiaramente non parla inglese, a gesti ordino le 6 pizze, aspetto sorseggiando il quasi-caffè offerto e il biscotto trafugato.
Piango o rido… Rido o piango… ascolto la musica alta per eliminare i miei pensieri…
Penso alle centinaia di migliaia di aranciate servite da mia madre con il sorriso, anche in pieno rodimento di culo e capisco che purtroppo il lavoro è anche questo… ed è forse anche per questo che non riesco a concepirmi a lavorare sotto padrone sempre con il sorriso sulle labbra… ma se non lavori non hai soldi per vivere e il sorriso sparisce… ma se sorridi senza averne voglia ti viene l’ulcera che ti spacca lo stomaco e che ti toglie il sorriso – quello vero – dal volto… ulcera o soldi… soldi od ulcera…
con questo dilemma esistenziale nella testa risalgo le scale con le pizze in mano, mentre un brontolio nello stomaco
già comincia a darmi fastidio.

giugno 4, 2012

#IoMerito

Io merito un’educazione migliore, dove non solo uno studente per scuola abbia accesso ad una borsa di studio per l’università.
Io merito un sistema educativo migliore, dove le riforme non si facciano sempre a costo zero.
Io merito una cultura accessibile, e non solo allo “studente dell’anno”.
Io merito un università che mi permetta di rimanere in corso grazie a delle strutture adeguate, e non solo che faccia laureare “i migliori” un anno in anticipo.
Io merito dei dottorati pagati, e non semplicemente il permesso di finire un anno prima.
Io merito delle università internazionali, che si ottengono pagando i ricercatori, sviluppando la ricerca, migliorando i dottorati, e non a forza di decreti legge.
Io merito un buon orientamento al lavoro, esattamente come “i migliori” laureati.

PS: se il ministro Passera non lo sapesse i test di orientamento sono già obbligatori in tutte le università del regno, da quando li ha istituiti Mussi.

giugno 2, 2012

2 Giugno: festa della repubblica

Gianfranco Angelico Benvenuto

100 sogni morti sul lavoro – installazione di Gianfranco Angelico Benvenuto

Festa della repubblica fondata sul lavoro.
Il lavoro che non c’è o quello che quando c’è ti costringe fino a farti morire sotto le macerie?
Manca un mese alla fine del mio tirocinio, quindi oggi – così come mi ero prefissata – dovrei ricominciare ad inviare curriculum.
Un lavoro nel lavoro quello di cercare lavoro.
Scrivi il curriculum in formato in europeo, uno di quei meravigliosi regali dell’Europa: l’Europass. Un pacchetto di certificati che, insieme al sistema dei crediti universitari, avrebbe dovuto permettere di avere le proprie competenze riconosciute in tutta Europa.
Invece di questa idea, come tante altre che avrebbero dovuto unire l’Europa, non è che rimasta una griglia vuota in cui far entrare a forza la propria vita.
Istruzione.
Formazione.
Competenze personali.
Esperienze professionali: una sfilza di tirocini, stage e volontariato forzato.

Chi ha un lavoro solitamente si lamenta del poco tempo che gli rimane per vivere. Del resto quando si lavora tra le 8 e le 10 ore giornaliere, non si ha più tempo se non quello di cenare e andare a dormire. Oppure tenti di diventare un cyborg eliminando ore di sonno, facendo diventare le cene degli apertivi e le prime ore del mattino o la pausa pranzo l’unico momento per l’attività fisica.
Chi non ha un lavoro invece ha molto tempo a disposizione ma nessun soldo da spendere. Non si hanno soldi per le cene fuori, per gli apertivi con gli amici, per la palestra, per il cinema…tutto il tempo libero diventa tempo vuoto. Assordante, lento e solitario.

Ma chi è precario solitamente non ha né tempo né soldi!
Il periodo in cui si lavora si tenta di dare il massimo, nella speranza che porti alla prosecuzione del contratto. E nel frattempo si è sempre alla continua ricerca di lavoro…
Cercare i siti, iscriversi alle mailing list, tenere aggiornato il proprio profilo su linkedin, seguire i gruppi giusti, doppio profilo facebook, uno per il lavoro uno per gli amici, comprare i giornali per i concorsi pubblici, mantenere le relazioni con i contatti giusti…
La ricerca di lavoro invade tutta la tua vita: il prodotto da vendere sul mercato sei tu con tutta la tua storia vissuta.
Con l’esperienza politica da nascondere o da rilevare nel momento giusto, con le esperienze all’estero da mettere in evidenza, con il viaggio che diventa il lavoro all’estro, l’assemblea che si trasforma in organizzazione di eventi, il seminario in festival, l’itagnolo uno spagnolo livello B2.
E poi per ogni lavoro tagli, copi, incolli competenze, esperienze, skill…
Tra di noi ci sono dei veri e propri esperti della traduzione in linguaggio europass…
E non dimenticate le lettere motivazionali , dove scrivere il motivo per il quale hai deciso di far domanda per quel determinato lavoro…
Perché domando questo o quel lavoro? Perché per vivere devo mangiare… e no non è appagante, e no non può essere il solo centro della mia vita, e no non vorrei andare all’altro capo del mondo solo per lavorare, e no non vorrei stare zitta di fronte al mio capo arrogante, e no non mi andrebbe di lavorare per 12 ore al giorno e rinunciare alla mia vita, e no il mio primo pensiero non è la carriera…

e mi chiedo: ma quale lavoro può fondare una Repubblica?

maggio 19, 2012

In Bilico

Tra pubblico e privato

Sono cresciuta pensando di avere alcune piccole sicurezze su cui poter contare.
Sono cresciuta nella sicurezza economica e sentimentale della mia famiglia, pensando che tutto sarebbe sempre stato così.
Ma piano piano che la sicurezza sentimentale si sgretolava, ho compreso che anche la mia sicurezza economica, se slegata dalla mia famiglia, non era poi più così sicura.
Siamo nati in ospedali pubblici, abbiamo frequentato scuole pubbliche, con il tempo pieno o meno, siamo andati nei licei pubblici, perché le scuole private erano per chi non aveva voglia di studiare.
Abbiamo pensato a noi stessi da vecchi con una pensione, e magari con una casa di proprietà comprata dopo anni di sforzi, con la sicurezza di poter essere curati gratuitamente.

Ma piano piano che crescevamo tutto questo si è sgretolato lentamente sotto i nostri stessi piedi. Finché arrivati all’università già camminavamo in bilico tra università pubbliche e private, tra corsi di lingua a pagamento ed Erasmus realizzati con l’aiuto delle proprie famiglie. Finché finita l’università, nel frattempo completamente distrutta e pauperizzata da anni di tagli e disinvestimento, mi rendo conto che non c’è più nulla di quelle piccole sicurezze su cui pensavo di poter contare (si forse sono un po’ lenta a realizzare le cose!).

Per i più fortunati c’è la famiglia che può dare una mano, con tutte le difficoltà e restrizioni che questo comporta, per tutti comunque c’è sempre il mercato! Una meravigliosa bestia dove per strane regole del gioco capita sempre di non vincere, ma comunque bisogna rimanere convinti di poter giocare liberamente!
Dal vivere in equilibrio tra pubblico e privato, ci ritroviamo a vivere in una parodia del pubblico, dove questa parola è diventata sinonimo di mal funzionamento, corruzione, abbandono e una – se possibile –ancor peggiore parodia del privato – un esempio su tutti la privatizzazione di Trenitalia! (Ok. Era troppo banale!)
Nel frattempo, mentre noi proviamo a saltare da un lato all’altro con grande difficoltà, intorno a noi non si parla d’altro che della necessità di tagliare, ridimensionare, eliminare.
Non ci sono alternative: bisogna riformare le pensioni – e tu salti dall’altro lato e pensi alla pensione integrativa che ti avevano proposto in banca e capisci perché -rendere il lavoro flessibile – saltando dallo stage la mattina al servizio civile il pomeriggi pensi: più di così?! – bisogna diminuire la spesa sanitaria –salti ancora guardi nel portafoglio e dici: le analisi il prossimo mese: stasera voglio una birra! – tagliare la cassa integrazione- rimani in bilico e pensi a tuo zio “esodato” – ridurre il contributo per la disoccupazione – quasi hai perso l’equilibrio…e chi la prende la disoccupazione in Italia?!
Ma grazie alle lacrime tecniche ci sarà la crescita! Fidatevi gente! Credete nella crescita e la crescita ci sarà!
Sono ancora in bilico… per fortuna che ho fatto pattinaggio artistico da piccola… aiuta a mantenere l’equilibrio…
Ancora mi chiedono ma tu cosa vorresti fare dopo questo stage?… Io non rispondo… anche se ho già fatto domanda per un altro stage…

Nel frattempo la casa di proprietà l’ho dimenticata, la famiglia felice pure, la vecchiaia con la pensione per ora mi è passata di mente… certo ho ancora problemi a scordarmi di sanità, università, scuola… un contributo per i periodi di non lavoro…
… ma da quando c’è la disoccupazione in Italia?!

aprile 16, 2012

Cosa vorresti fare da grande?

O meglio come costruire una linea di fuga e perché

Oggi mi hanno chiesto per l’ennesima volta: ma tu cosa vorresti fare?
Per fortuna non hanno aggiunto da grande!
Penso che questo sia uno dei miei grandi problemi. Riuscire a fare un progetto chiaro è semplice di cosa mi piacerebbe veramente fare.
Non riesco a capire come comprendere veramente quello che mi piace, dato che di fronte a me non riesco a vedere altro che barriere, difficoltà e poco interesse nei miei confronti.
Da quando decidi cosa studiare all’università – se non prima – ti senti addosso questa pesantezza su come le tue scelte influenzeranno tutta la tua vita se non sono ben ponderate rispetto alla realtà dura e cruda che ci ritroviamo di fronte.
>>Vuoi studiare scienze politiche? E dopo cosa pensi di fare?
Ma siamo matti filosofia nel 2012!
Ah ma se fai ingegneria ci devi pensare bene, non è che cominci e dopo 3 anni lasci tutto a metà strada, e poi cosa faresti? Lo sai che è una professione da uomini!
Ah no lettere no, e non mi dire che vuoi fare la professoressa?
Interessante archeologia, peccato che non c’è mercato in Italia.
L’avvocato? Tuo padre fa l’avvocato?

La verità è che non ci sono carriere aperte in Italia, non ci sono progetti imprenditoriali su cui poter puntare, non esistono idee con gambe molto lunghe.
Ma soprattutto il mercato del lavoro, in questo caso incarnato dalle figure di orientamento – gli addetti dei centri per l’impiego come Porta Futuro, dei punti eurodesk, gli psicologi del lavoro del Soul della Sapienza – non fanno altro che scoraggiarti.
>>No, sul nostro portale non trovi offerte di lavoro per laureati, ma se vuoi facciamo i workshop su come scrivere un curriculum.
Vuoi un aiuto per trovare una borsa di mobilità all’estero? Secondo me la miglior ricerca è quella che puoi fare da sola su internet.
Vorresti fare un dottorato ma non viene poi ben visto dalle aziende italiane, perché diventeresti troppo formata.

L’ansia di trovare lavoro, la pressione della famiglia, l’angoscia della crisi, l’incapacità del sistema di orientamento al lavoro sia pubblico che privato, non fanno altro che spingerti: CERCA LAVORO, FAI UN CORSO DI SPECIALIZZAZIONE, UN TIROCINIO, UN MASTER, UNO STAGE…
Giri a vuoto spinta come una pallina all’interno di un flipper e alla fine ti spingi ancora di più in questo vortice infernale e ancora di più. Perché quando ti fermi, nei momenti vuoti del tuo stage, quando sei sovra pensiero nella lezione noiosissima del master, nei cinque minuti di pausa tra il tirocinio e il lavoretto che ti permette di arrotondare, allora è là che ti chiedi: MA PERCHE’?
Perché continuo a fare un master che non mi soddisfa, uno stage che non mi piace, un lavoretto che mi stressa e basta, perché continuo una ricerca ossessiva di una cosa che fino in fondo non so nemmeno cos’è?
Continuano a chiedermi cosa vorresti fare? Cosa ti piacerebbe fare? Cosa ti realizzerebbe veramente?
Io continuo a rispondere a queste domande con dei dati di realtà troppo evidenti: 75 milioni di giovani nel mondo cerca lavoro senza trovarlo, il 40% dei disoccupati mondiali è giovane, se sei giovane la possibilità di restare disoccupato è tre volte maggiore.
Ma la verità è che ho paura che i miei desideri non si possano realizzare, che vengano distrutti nello stesso momento in cui li esprimo.
Per questo abbiamo imparato a non svilupparli, a non farli divenire progetti tangibili e reali, così è più facile accettare lo stage nella speranza di…, fare il master così dopo…, fare un dottorato così poi…
Se i miei desideri rimangono soltanto dei sogni vivono in un altro mondo che non entra in contrasto con il mondo reale. Per questo ho deciso di allontanarmi dalla vita in cui mi ero incastrata. Ho deciso di far diventare quei cinque minuti un momento molto più lungo.

Perché in un mondo dove si vive senza desideri correndo dietro solo alla realtà non vale più la pena nemmeno di sognare.

 

febbraio 4, 2012

Posto Fisso: che Monotonia!

Da settembre 2011 sono riuscita ad avere:
– un contratto co.co.co. di un anno per 200 ore di lavoro
– un contratto di prestazione occasionale (firmato solo da me e non dall’azienda…chissà se vale?!)
– un contratto di lavoro occasionale (la cui copia ancora non ho visto)
– un contratto di tirocinio formativo (che non ho ancora firmato nonostante il lavoro –ops la formazione – è cominciato da due mesi)
Beh insomma io non mi sono di sicuro annoiata!
Non ho nemmeno guadagnato a sufficienza per essere indipendente, né tantomeno sono riuscita a trovare dei lavori che effettivamente qualifichino il mio percorso di studi!
Il contratto fisso è una chimera da anni per i giovani di questo paese, almeno da quando è stato varata la legge 30, un legge che avrebbe dovuto porre fine alla jungla della precarietà per permettere l’entrata nel mondo del lavoro in maniera flessibile.
A più di dieci anni da quella legge possiamo dire che è stato un vero fallimento. Oggi siamo in balia di più di 50 forme contrattuali differenti, che non hanno agevolato il lavoro né dei giovani né delle donne (immagina quando se una giovane donna!).
Ma la vera farsa è forse il dibattito che siamo costretti a sorbire in questi giorni: il mantra della flessibilità buona contro quella cattiva, riproposto con dieci anni di ritardo in un periodo di recessione e disoccupazione, a cui i sindacati sanno rispondere solo attraverso la strenua (e perdente) difesa dell’articolo 18. Mentre ci si è dimenticati di tutta quella parte del dibattito sugli ammortizzatori sociali, garanzia di reddito e indennità di disoccupazione. Sembra che i giovani e meno giovani vivano proprio in un’altra dimensione.
I numeri parlano chiaro: la disoccupazione non è mai stata così in alta in Europa dal 1998, le aziende chiudono, si licenzia per fine attività e i giovani non trovano la prima occupazione…altro che posto fisso!
Così mentre Monti sproloquia sulla frizzantissima vita di chi cambia lavoro ogni 6-7 mesi per migliorarsi, Michel Martone (non lo shampista del vostro parrucchiere ma il vice della Fornero) apostrofa come sfigati laureati dopo i 28 anni, elogiando invece chi sceglie l’alternanza scuola-lavoro a 16 anni.
Quindi dimenticatevi  la chimera del posto fisso, del reintegro al lavoro se vi avessero licenziato per un ingiustificato motivo, delle ferie ad agosto con l’utilitaria, della maternità pagata, della malattia…
Se avete un figlio iniziate a pensare di iscriverlo ad un Itis così potrà iniziare a lavorare dall’età dei 15 anni, in questo modo forse la vostra famiglia potrà riuscire ad avere un reddito minimo per arrivare a fine mese e pagare l’affitto, ma chiaramente non potrà mai comprare una casa, perché le banche sono sempre rimaste un po’ monotone, per non parlare delle assicurazioni!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: