Posts tagged ‘disoccupazione’

maggio 8, 2013

Amore ai tempi della disoccupazione

Amori ai tempi delladisoccupazione

novembre 3, 2012

La guerra dei choosy

Quella della Fornero è oramai una guerra aperta, e la ministra non ha paura di sferrare colpi bassi a ripetizione.
“E’ l’occupazione che va valorizzata non l’attaccamento, qualche volta esasperato, tra il lavoratore e il suo posto di lavoro”.
“Il posto fisso per tutti è un’illusione”.
“Non ci hanno chiamato a distribuire caramelle”.
“L’Italia è un Paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l’anno e con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro”.
Ed infine giovani non siate Choosy: adeguatevi ai posti di lavoro che vi vengono proposti.

A chi è rivolta questa guerra? Contro chi scaglia le proprie armi la ministra Fornero? Tra i suoi preferiti si sa ci sono i lavoratori del pubblico impiego e i dipendenti a tempo indeterminato, figure privilegiate e anacronostiche secondo il leitmotif governativo – anche se sono tra i più colpiti dall’aumento delle tasse, dai tagli ai servizi pubblici e dalla riforma delle pensioni.
Ma il punjiball della ministra sono sicuramente i giovani e gli studenti universitari.
Noi che siamo così choosy da non voler accettare i primi posti di lavoro che ci vengono proposti, noi che ancora pensiamo di rifiutare i contratti precari, noi che abbiamo ancora il coraggio di pensare che l’università dovrebbe migliorare le nostre condizioni di partenza.
Beh cari ragazzi, la Fornero continua incessantemente a dirci che cosi non va!
La dobbiamo smettere di rifiutare lavori pagati 3\4 euro l’ora: il mercato ha bisogno di noi!
La dobbiamo smettere di richiedere orari di lavoro di 8 ore: il mercato lavora 24 ore su 24 bisogna adeguarsi!
La dobbiamo smettere di richiedere diritti: il mercato ha solo doveri (almeno per noi)!
E se vogliamo dare la colpa a qualcuno: non è colpa della classe imprenditoriale, non è colpa della classe politica, non è colpa di un sistema di privilegi e di corporazioni, e sicuramente non è colpa del governo tecnico. No! E’ colpa dei nostri genitori! La generazione del ’68 che ha rovinato l’Italia, che ha costruito una società ineguale dove diritti per tutti hanno bloccato il lavoro e l’educazione. E’ colpa dei nostri genitori che ci hanno viziato troppo e non ci hanno insegnato ad essere indipendenti e cogliere le (grandi) opportunità al volo. E’ colpa delle mamme italiane che terrebbero i figli sempre a casa, è colpa della cucina troppo buona, del sole troppo caldo, del caffè sempre pronto la mattina. E’ colpa della famiglia italiana – che però torna sempre utile anche al governo quando taglia il welfare e la sanità pubblica.

Cara Ministra, in questa guerra noi siamo sicuramente sotto attacco.
Ma queste armi sono spuntate.
La sua retorica cerca di costruire finti modelli del giovane italiano medio: il bamboccione che preferisce stare a casa invece di rendersi indipendente anche facendo lavori umili.
Oltre che essere smentita dai numeri (rapportogiovani.it), è smentita dai fatti e dalle nostre vite.
In ogni caso continuerò a rifiutare lavori per 3 euro l’ora, dove non è richiesta alcuna delle mie competenze per le quali ho tanto studiato, continuerò a richiedere che il contratto nazionale di lavoro venga applicato anche a me che sono giovane, continuerò a non accettare straordinari pagati come le ore ordinarie, continuerò a lottare per il mio diritto alla maternità.
Se questo significa essere choosy… allora sono troppo Choosy!

ottobre 9, 2012

SaltaTempo

Non si può vivere senza tempo, eppure oggi è così che viviamo.
Riunioni, assemblee, lavoro, studio, birra…
non trovi tempo per pensare, per parlarti, per approfondire.
Corri perché ti è imposto e perché te lo imponi, se stai fermo hai la sensazione di perdere tempo.
Ma forse stare fermi non ci fa perdere tempo, ce ne regala di nuovo.
Non potremmo mai capire cos’è che ci fa stare male se non abbiamo tempo per pensarci.
E così la nostra insoddisfazione si trasforma in un malessere interiore,
un tarlo che ci frantuma il cervello,
ci inacidisce lo stomaco,
ci innervosisce,
ci strema…

Non ci piace quello che studiamo, come lo studiamo, dove lo studiamo.
Non ci piace il nostro lavoro, la nostra (non) paga,
non ci piace la disoccupazione, non ci piace il master.
Forse da soli non potremmo fare molto, ma abbandonarsi al puro flusso dell’abitudine,
quello sì ci distruggerà la vita.

Forse non riusciremo a cambiare tutta l’università,
ma possiamo cambiare il nostro piano di studi, i programmi e i libri che dobbiamo studiare,
organizzare seminari autogestiti, incontrare ed intrecciare nuovi ambiti disciplinari.
Possiamo incuriosirci ed innamorarci di nuovi libri, che ci serviranno sempre,
magari anche per qualche inutile esame.
Forse non possiamo distruggere il baronato e il clientelismo,
ma lo possiamo denunciare e collettivamente lo possiamo erodere e delegittimare.
Forse non possiamo eliminare il precariato o risolvere il problema della disoccupazione,
ma possiamo darci man forte, appoggiandoci, per evitare di sentirci soli di fronte ai migliaia di annunci fasulli,
possiamo costruirci una rete di sostegno non familistica e non ricattatoria.
Possiamo insegnarci a comprendere i contratti che firmiamo,
possiamo condividere i nostri contatti,
imparare a vivere e lavorare insieme.

Forse non avremo distrutto il capitalismo,
ma avremo smesso di imporci la competizione come stile di vita,
e magari avremo superato l’isolamento, l’insoddisfazione e la depressione che ne seguono…

In ogni caso a molti avremo evitato la perdita dei capelli a 30 anni.
E chissà che la crisi non si superi anche così!

ottobre 7, 2012

28 anni

A 28 anni la mia bis-nonna aveva già 5 figli
a 28 anni mia madre lavorava già da 9 anni,
a 28 anni la mia vicina polacca era già venuta in Italia da sola e lavorava già da 10,
a 28 anni mio nonno aveva avuto già il primo infortunio sul lavoro,
a 28 anni mia nonna era emigrata negli Stati Uniti,
a 28 anni mia zia viveva sotto le bombe della guerra.

Io a 28 anni mi sono laureata e non ho un lavoro,
ho dei mezzi lavoretti, ho una mezza casa, ho un mezzo motorino (l’altro è rimasto sotto la macchina che mi è venuta addosso, e anche se ho ragione la mia assicurazione non mi vuole ripagare),
almeno il ragazzo ce l’ho… e se la devo dire tutta vale per uno e mezzo!

A 28 anni sogno ancora un mondo migliore,
dove la mia vita non venga regalata per appianare un debito pubblico che non ripagheremo finché non cambieremo le regole del gioco,
a 28 anni non mi sono arresa al cinismo, all’opportunismo, al menefreghismo e all’individualismo.
A 28 anni non ho un lavoro stabile e penso che forse non ne avrà mai uno, a 27 mi distruggevo per questo, a 29 forse avrò capito che il lavoro non è il fulcro della vita, magari a 30 avrò trovato un modo per guadagnare, riuscire a mantenermi ed avere una vita degna.

A 28 anni guardo alla vita con passione, si forse peggio di così c’è poco…
ma c’è un aria di cambiamento che inonda i nostri paesi, inebria le nostre vita e divampa i nostri corpi…
non bisogna resistere,
a 28 anni bisogna farsi travolgere.

settembre 12, 2012

Diario dell’estate

Vacanze fatte:
Tre, tiè! Alla faccia della crisi e dei campeggi a 18 euro con zero servizi. Viva le vacanze a luglio, gli amici con le case, i centri sociali che organizzano campeggi a prezzi accettabili. Viva le vacanze a settembre ma soprattutto viva il mar mediterraneo su tutte le coste.

Curriculum inviati:
più o meno 200, agosto a Roma serve sempre a qualcosa.

Domande per borse o master:
Due, così tanto per passare agosto a Roma.

Domande di dottorato:
Una, sempre la solita in stand-by.

Richieste di informazioni:
Qualche centinaia di migliaia.

Risposte ricevute alle richieste di info:
Praticamente zero erano tutti fuori per le vacanze.

Risposte ricevute per i curriculum:
La maggior parte senza risposta, alcuni con risposta negativa.
Ma per la prima volta nella mia vita ho ricevuto DUE risposte positive per dei curriculum inviati! Quasi non ci volevo credere.
Dopo il primo schock iniziale, sono riuscita a riprendermi ed affrontare le interviste telefoniche.
Primo stage: il luogo era l’ultima regione della Germania al confine con la Danimarca… ma insomma sempre a me chiamano per il profondo Nord! Lo stage offriva solo l’alloggio e nessun rimborso spese. E’ stato facile dire di NO. Ma perché li chiamano stage e non volontariato!
Secondo stage: il luogo era finalmente Brussels, la tanto ricercata capitale Europea. Dove si spera di avere una convenzione di stage a standard europei, o almeno che permetta di mangiare-dormire-vestire.
Invece il mio sogno europeo si è subito infranto con la dura realtà: 330 euro al mese per un lavoro full-time! Per lo meno anche il mio intervistatore non ha avuto il coraggio di chiamarlo salario, ma ha parlato solo di rimborso spese. In ogni caso non ho passato la selezione… ma non so come mai non mi dispiace poi così tanto!!!

Letture estive:
Dear Applicant,
Thank you for applying for a position at XXX. We are writing to inform you that having given your application our full consideration, you have not been successful on this occasion. We did receive an unusually high number of applicants for this position, which is why it has taken longer than normal to process your application.
I would like to wish you every success in your future endeavours and encourage you to keep an eye on the XXX website for future job postings. We will keep your CV on record and should we have a future opening that we think may be suited to you, we’ll be in touch.
Kind regards,
Dear,
We would like to take this opportunity to thank you for your interest in the position of XXX Assistant in our Brussels Office. Our search committee has completed its review of qualified candidates and we regret to inform you that you have not been selected as a finalist for this position.
We appreciate your interest and want to thank you for your time spent preparing application materials and we wish you success in pursuit of your career goals.
Best wishes
Dear Ms. Vanebix,
Please excuse me for the late reply: the selection process took longer than planned.
Thank you for your time over the phone for the interview on August 22nd.
In spite of your motivation for the internship and of your interesting academic background and work experience, I am sorry to say that you haven’t been selected for the internship.
I wish you all the best in your search for a suitable position,
Kind regards
Dear Vanebix,
We are writing to you concerning your application for the XXX. We would like to thank you both for your interest and for the time you devoted in applying. We indeed, appreciated your skills and your motivation for joining that project of ours! Although we were expecting to respond earlier to you we have received so many applications that we were really busy in reading these in the most thorough and careful way.
Unfortunately, despite your passion and your willingness to join the project, your application was not successful. However, this does not mean that your application was not worthy. At that specific time we just consider that some applicants are fitting more to what we are looking for this project.
As you probably know, being accepted in an XXX position is a difficult task, mainly because of the number of people applying for the same vacancy.
We hope that you will keep up searching and we wish you find soon a project fulfilling your dreams!
Kindest regards

 

 

settembre 12, 2012

Nuovi Emigranti

luglio 15, 2012

Il gioco della sedia

La differenza tra noi e la generazione del ’68?
Che loro partivano da zero e hanno conquistato tutto. Noi partivamo da una posizione privilegiata e ci hanno tolto la sedia da sotto il culo.
Avete presente quando da piccoli alle feste di compleanno si giocava al gioco della sedia: tutti si balla, finché c’è la musica, poi la musica si ferma, e bisogna sedersi il prima possibile, ma le sedie sono meno dei giocatori, e un bambino rimane fuori. Poi un altro, poi un altro, finché non ne rimane soltanto uno.
Ecco io non so se ero tra le prime ad uscire o tra gli ultimi, ma la sensazione è propria quella: provare a sedersi e cascare per terra. Ecco come ci si sente quando ti tolgono la sedia da sotto il culo: derisi, sbeffeggiati e non contenti ci si sente pure in colpa!
Forse non sono stato troppo veloce?
Forse dovevo fare lo sgambetto a quello vicino?
Forse mi dovevo allenare di più?
Chi scrive dalle colonne dei grandi giornali, commenta la politica, fa l’inviato all’estero questa sensazione non la può capire, anche se ogni tanto ha scritto di qualche manifestazione studentesca, e nonostante il suo ufficio sia pieno di stagisti e contrattisti sottopagati.

E se anche l’operaio vuole figlio dottore…  facciamo così: per un paio d’anni passi.
Ma dato che i figli degli operai – che nel frattempo diventeranno classe media – affolleranno le università: le università prepareranno i nuovi operai.
E per magia anche i dottori verranno affamati, non tutti è chiaro. Ma chiedete ad un medico che ha appena concluso la specializzazione quali siano le sue prospettive nella sanità pubblica.
Nel frattempo ci saranno università private e master da 10.000 euro l’anno, per chi vuole tornare in riga. Semplicemente per far capire come funzionano le cose.
Le università pubbliche ci saranno sempre, quelle sono un diritto. Solo che non valgano più niente.
Se proprio volete trovare lavoro, forse conviene tornare alla vecchia e tanto amata formazione professionale: del resto di operai ce n’è sempre bisogno!

luglio 1, 2012

Calci in culo

Mi chiedono se sono contenta di tornare?
Si, sono contenta.
Mi chiedono se sono contenta di tornare?
No, non sono contenta.
Torno con un bel pugno di mosche in mano pronta a farle volare appena rimetterò piede sul suolo italico, così da non ritrovarmi nulla, come prima di partire.
Mi sembra che piano piano tutti intorno a me trovino la propria strada, mentre io rimango sempre intoppata allo stesso punto.
Forse non sarei dovuta partire, così potevo rimanere a leccare il culo di qualche professore e prenderlo alla fine questo maledetto dottorato. Anche se oramai non basta più nemmeno questo!
Se mi andasse di farlo poi, non saprei ancora rispondere!
Non è che io non ci provi, ci provo e che mi arrivano solo risposte negative. Mai ricevute così tanti calci in culo come in questi mesi. Sensazione grandiosa, se fossero almeno reali, non potrei sedermi per il male al didietro e tutti capirebbero senza nemmeno chiedere. Così invece devi fare anche finta che tutto è a posto, e che sì, sai che va così, e che sarà per la prossima volta.
Fanculo alla prossima volta.
Qual è il mio problema: parlo troppo? Si, lo so parlo troppo, pure a voce alta, straparlo…
Però sono brava a parlare. Ma non basta.
Posso scrivere, ma non basta.
Magari ora mi metto pure a ballare…
Se mi conosci non passo indifferente, non sono mai passata indifferente, fino ad oggi. Forse è ora che arriva la vita vera quella che ti spiega come funziona a forza di calci in culo, ma non di quelli che servono per andare avanti, ma quelli che ti fanno rimaner ben impiantata dove sei, e ti tolgono quei quattro grilli per la testa che ti sei fatta venire.
Ecco a quelli dopo di me non glieli faranno venire proprio i grilli per la testa. Del resto, la stessa ministra del lavoro lo ribadisce spesso: non c’è bisogno di fare l’università per imparare un mestiere – ergo mettetevi subito a lavoro, curvate la schiena e abbassate la testa. E così la formazione professionale è servita! E vedrete funziona molto meglio che l’università. Come ribadiscono le campagne di vari giornali on line.
Non pensate di essere speciali, di essere diversi, di poter costruire qualcosa: siete come tutti gli altri stronzi là fuori alla ricerca di lavoro. E non pensate che loro non lo sappiano: sono loro i vostri primi nemici, non certo qualcun altro.
Questa è la crisi economica, non c’è bisogno di scomodare vecchie e desuete categorie, c’è la crisi economica, non è certo colpa nostra, è stata l’America!
Ora bisogna trovare le soluzioni: tutti zitti, si accettano le ricette europee come se scritte in un libro di cucina, sperando che il cuoco sia bravo. Ma come ben sapete la prima volta che si fa una nuova ricetta non viene mai bene.
Eppure questa è vecchia cent’anni e l’aveva capito anche mio nonno che non funzionava…
Eccola l’Unione Europea c’è chi sta sotto e chi ci cammina sopra, ma non lo dite a voce alta perché non è vero! Beh ecco invece guardate bene cosa vi è rimasto appiccicato sotto le scarpe, perché quelle sono le famiglie greche, i disoccupati spagnoli, gli esodati italiani… non si scrostano eh… che peccato bisognerà cambiare scarpe!
Fanculo al vertice dei capi di stato e di governo e fanculo pure agli europei.
Tra 5 giorni torno in Italia, che culo, sempre in attesa di risposte che non arrivano mai, ma con un nuova scatola piena di belle promesse.
Un bel salto nel vuoto senza corda, ma lo devi fare.
Allora vorrei costruire una catena umana che mi tenesse: mano nella mano, stretta ad un’altra mano, che ne stringe un’altra ancora, così scendiamo nel burrone, ma non cadiamo mai.
E non siamo più soli.

giugno 27, 2012

Il lavoro non è un diritto

Forse in fonda la Fornero ha ragione: il lavoro non è un diritto. Il lavoro è un fottutissimo dovere a cui bisogna sottostare con enorme sofferenza. Infatti, se potessimo ci sottrarremmo volentieri, e di sicuro noi non moriremo né di noia né di nostalgia senza il lavoro.
Ma – ancora per ora e speriamo per poco – senza lavoro non si riescono a guadagnare soldi (Win for Life purtroppo non ha ancora sortito gli effetti sperati)!
Quindi, in una società che si dichiara fondata sul lavoro, il suddetto lavoro dovrebbe essere garantito da diritti.
Il lavoro dovrebbe essere sicuro, cioè ad esempio non si dovrebbe morire lavorando.
Il lavoro dovrebbe essere garantito. No, non parlo di lavoro a tempo indeterminato – mica sono monotona io! Però il lavoro dovrebbe essere garantito da regole ferree sulla retribuzione, sulle ore di lavoro, di straordinario, di maternità, di ferie…
E invece cosa succede ai giovani in Italia quando finiscono l’università?
Quando terminano un tirocinio e durante il tirocinio?
Cosa succede se trovano uno stage non pagato?
Quando scade un co.co.co?
Cosa succede quando il pagamento del lavoro arriva in ritardo di mesi?
Ecco in Italia non succede proprio niente. Ci ritroviamo da soli di fronte a un baratro che si chiama mercato del lavoro e siamo costretti a buttarci senza sapere né dove né come, senza alcun appiglio a cui poterci aggrappare, se non la nostra famiglia.
E nulla verrà cambiato da questa riforma.

I centri per l’impiego, che dovrebbero essere il fulcro delle politiche sul lavoro in un Paese con la disoccupazione giovanile oltre il 30%, in Italia sono stati praticamente smantellati. Eppure nessuna agenzia interinale ha preso il loro posto nelle funzioni di orientamento e avviamento al lavoro.
Ma la Fornero non si preoccupa di questi dettagli, tanto lo sanno tutti che il lavoro in Italia si trova tramite passaparola.
(Ecco quindi se avete chiuso il giro non vale, perché a me la parola non è proprio arrivata).
Non si può però non tenere conto di alcuni lodevoli “progetti pilota” come quello di Porta Futuro, il nuovo centro per l’impiego della Provincia di Roma.
Che cosa offre? Ancora non l’ho capito.
C’è una sala con dei computer tramite i quali si può accedere al portale on-line dove inserire il proprio C.V., poi ci sono seminari sulla compilazione del C.V…
Chiedo “come posso cercare un corso di formazione tra i vari offerti dalla regione, provincia e comune?” Risposta: “Vai sui vari siti, da qui puoi controllare quello della provincia se vuoi”. “ E come mi posso orientare per cercare una borsa per un tirocinio all’estero?” “La migliore ricerca è quella che ti fai da sola su internet”.
Consiglio utile, utilissimo che ho seguito fino in fondo. Ho trovato da sola il bando Leonardo, da sola ho compilato la domanda, da sola sono andata a Firenze, sono ancora in attesa del rimborso promesso dalla regione Lazio… da sola esattamente come tutti i giovani italiani.
E qui però la nostra situazione differisce e di gran lunga da quella degli altri paesi europei.
Supporti al reddito, agevolazioni per le assunzioni, retribuzioni minime per gli stage, orientamento e avviamento al lavoro funzionanti… ci sono insomma varie politiche da prendere come riferimento, eppure in Italia l’Europa significa solo: tagli-austerity-tagli.

Perché distruggere l’articolo 18 dovrebbe migliorare i contratti in entrata per i giovani?
Perché l’apprendistato è il migliore dei contratti possibili? Nono so, ma comunque le misure per agevolarlo sono poche e scarne.
Dov’è finito il taglio delle oltre 40 forme contrattuali atipiche?
E il sussidio per i disoccupati, anche quelli che hanno avuto contratti precari, dobbiamo aspettare il 2017 sperando di rientrare nei soliti criteri stringenti dell’ASPI?
E il sostegno per chi non studia e non riesce a trovare lavoro?
Dopo la riforma delle pensioni, in vista dei prossimi taglia alla spesa pubblica – ops spending review –
la stessa ministra Fornero commenta la sua riforma dicendo “si può sempre migliorare”!
Se si può migliorare perché votarla, miglioratela!

Un capitolo a parte andrebbe dedicato al comportamento dei sindacati che oltre a se stessi non capisco proprio chi altro difendano, nemmeno più l’articolo 18!

 

Però ringrazio la Fornero, perché attraverso le sue parole non sento mai nostalgia di casa.

giugno 24, 2012

Pizza delivery

Ed eccola lì… è la frase che tutti gli stagisti prima o poi si sentono dire: ci potresti andare a prendere il pranzo.
Probabilmente in Italia accade dal primo giorno. Il tuo capo, con aria spocchiosa, ti lancia i soldi sul tavolo e ti chiede sushi e diet coke, dato che la scena si svolge quasi sicuramente a Milano.
Qui si vergognano e con aria rammaricata ti chiedono di andare alla pizzeria all’angolo e ti offrono anche il pranzo – che forse avrei dovuto accettare, ed evitare di mangiare la mia pasta che ancora brontola nello stomaco, ma forse è per il nervoso che continua questo brontolio, quello il mio stomaco proprio non riesce a digerirlo.
Questa è la rappresentazione del fatto che essere uno stagista dopo un po’ non serve proprio ad un cazzo: né a te né all’azienda. Non sai mai cosa devi fare, pendi sempre dalle labbra di qualcuno, il tuo lavoro non può essere indipendente e dopo un po’ il tuo tutor ti ucciderebbe piuttosto che trovare nuove mansioni da farti svolgere.
Lo stagista è come un ospite nelle aziende… dopo tre giorni puzza, per questo probabilmente diventa lo schiavo di turno, ma uno schiavo non impara nulla, esegue semplicemente degli ordini.
Uno stage arriva a scadenza velocemente, dopodiché c’è bisogno di investire sulle persone, oppure è solo tempo perso: per te, per l’impresa, cooperativa, ong o quello che sia…
Il problema è che le offerte di lavoro si dividono tra stage e posti che richiedono un’esperienza minima tra uno o tre anni nello stesso campo.
Calcolando che, anche falsificando i mesi dei miei stage e dei miei – più o meno – lavori volontari, non supero un anno e mezzo di esperienza generale, e che se provo ad organizzare un esperienza continuativa in una mansione specifica… non supero i tre mesi dello stage attuale…
Risultato: non posso che cercare altri stage.
Conseguenza: dovrò falsificare la mia esperienza dicendo che ho svolto meno stage di quelli reali, mutandoli in co.co.co o volontariato, perché le aziende sono restie ad accettare persone con troppi tirocini alle spalle. Del resto per legge lo stage dovrebbe servire ad inserirti nel mondo del lavoro come prima esperienza, non dovrebbe essere un contratto reiterato per pagarti meno e sfruttarti di più.
Così i limiti inseriti per aiutarti ad uscire dalla spirale malefica degli stage diventano un ulteriore ostacolo.
Forse come prima cosa aiuterebbe eliminare gli stage gratuiti, insomma quale datore di lavoro non può permettersi 250 euro di rimborso spese, almeno per pagarti il pranzo mentre lavori?! Lo so ogni tanto sono proprio retrò!
In Svezia gli stage si fanno praticamente solo durante il percorso di studi e pagati, dopodiché le aziende ti assumono, ti mettono alla prova, investono su di te con altri tipi di contratti e di accordi, così per lo meno ti fanno lavorare al 100%. Qui a 25 anni si smette di essere giovani, di essere mantenuti, di essere sottopagati.
Questo perché la grande differenza tra l’Italia e la Svezia non è solo il welfare state, ma il tessuto produttivo. In questo paese si è deciso di innovare e di investire sui giovani.
Le aziende assumono con contratti veri, le nuove idee imprenditoriali vengono garantite tramite incubatori di impresa, la ricerca viene finanziata…

E poi ci sono io che aspettando la pizza non so se piangere o ridere.
Il pizzaiolo chiaramente non parla inglese, a gesti ordino le 6 pizze, aspetto sorseggiando il quasi-caffè offerto e il biscotto trafugato.
Piango o rido… Rido o piango… ascolto la musica alta per eliminare i miei pensieri…
Penso alle centinaia di migliaia di aranciate servite da mia madre con il sorriso, anche in pieno rodimento di culo e capisco che purtroppo il lavoro è anche questo… ed è forse anche per questo che non riesco a concepirmi a lavorare sotto padrone sempre con il sorriso sulle labbra… ma se non lavori non hai soldi per vivere e il sorriso sparisce… ma se sorridi senza averne voglia ti viene l’ulcera che ti spacca lo stomaco e che ti toglie il sorriso – quello vero – dal volto… ulcera o soldi… soldi od ulcera…
con questo dilemma esistenziale nella testa risalgo le scale con le pizze in mano, mentre un brontolio nello stomaco
già comincia a darmi fastidio.

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