Posts tagged ‘crisi’

ottobre 9, 2012

SaltaTempo

Non si può vivere senza tempo, eppure oggi è così che viviamo.
Riunioni, assemblee, lavoro, studio, birra…
non trovi tempo per pensare, per parlarti, per approfondire.
Corri perché ti è imposto e perché te lo imponi, se stai fermo hai la sensazione di perdere tempo.
Ma forse stare fermi non ci fa perdere tempo, ce ne regala di nuovo.
Non potremmo mai capire cos’è che ci fa stare male se non abbiamo tempo per pensarci.
E così la nostra insoddisfazione si trasforma in un malessere interiore,
un tarlo che ci frantuma il cervello,
ci inacidisce lo stomaco,
ci innervosisce,
ci strema…

Non ci piace quello che studiamo, come lo studiamo, dove lo studiamo.
Non ci piace il nostro lavoro, la nostra (non) paga,
non ci piace la disoccupazione, non ci piace il master.
Forse da soli non potremmo fare molto, ma abbandonarsi al puro flusso dell’abitudine,
quello sì ci distruggerà la vita.

Forse non riusciremo a cambiare tutta l’università,
ma possiamo cambiare il nostro piano di studi, i programmi e i libri che dobbiamo studiare,
organizzare seminari autogestiti, incontrare ed intrecciare nuovi ambiti disciplinari.
Possiamo incuriosirci ed innamorarci di nuovi libri, che ci serviranno sempre,
magari anche per qualche inutile esame.
Forse non possiamo distruggere il baronato e il clientelismo,
ma lo possiamo denunciare e collettivamente lo possiamo erodere e delegittimare.
Forse non possiamo eliminare il precariato o risolvere il problema della disoccupazione,
ma possiamo darci man forte, appoggiandoci, per evitare di sentirci soli di fronte ai migliaia di annunci fasulli,
possiamo costruirci una rete di sostegno non familistica e non ricattatoria.
Possiamo insegnarci a comprendere i contratti che firmiamo,
possiamo condividere i nostri contatti,
imparare a vivere e lavorare insieme.

Forse non avremo distrutto il capitalismo,
ma avremo smesso di imporci la competizione come stile di vita,
e magari avremo superato l’isolamento, l’insoddisfazione e la depressione che ne seguono…

In ogni caso a molti avremo evitato la perdita dei capelli a 30 anni.
E chissà che la crisi non si superi anche così!

settembre 12, 2012

Nuovi Emigranti

luglio 15, 2012

Il gioco della sedia

La differenza tra noi e la generazione del ’68?
Che loro partivano da zero e hanno conquistato tutto. Noi partivamo da una posizione privilegiata e ci hanno tolto la sedia da sotto il culo.
Avete presente quando da piccoli alle feste di compleanno si giocava al gioco della sedia: tutti si balla, finché c’è la musica, poi la musica si ferma, e bisogna sedersi il prima possibile, ma le sedie sono meno dei giocatori, e un bambino rimane fuori. Poi un altro, poi un altro, finché non ne rimane soltanto uno.
Ecco io non so se ero tra le prime ad uscire o tra gli ultimi, ma la sensazione è propria quella: provare a sedersi e cascare per terra. Ecco come ci si sente quando ti tolgono la sedia da sotto il culo: derisi, sbeffeggiati e non contenti ci si sente pure in colpa!
Forse non sono stato troppo veloce?
Forse dovevo fare lo sgambetto a quello vicino?
Forse mi dovevo allenare di più?
Chi scrive dalle colonne dei grandi giornali, commenta la politica, fa l’inviato all’estero questa sensazione non la può capire, anche se ogni tanto ha scritto di qualche manifestazione studentesca, e nonostante il suo ufficio sia pieno di stagisti e contrattisti sottopagati.

E se anche l’operaio vuole figlio dottore…  facciamo così: per un paio d’anni passi.
Ma dato che i figli degli operai – che nel frattempo diventeranno classe media – affolleranno le università: le università prepareranno i nuovi operai.
E per magia anche i dottori verranno affamati, non tutti è chiaro. Ma chiedete ad un medico che ha appena concluso la specializzazione quali siano le sue prospettive nella sanità pubblica.
Nel frattempo ci saranno università private e master da 10.000 euro l’anno, per chi vuole tornare in riga. Semplicemente per far capire come funzionano le cose.
Le università pubbliche ci saranno sempre, quelle sono un diritto. Solo che non valgano più niente.
Se proprio volete trovare lavoro, forse conviene tornare alla vecchia e tanto amata formazione professionale: del resto di operai ce n’è sempre bisogno!

luglio 1, 2012

Calci in culo

Mi chiedono se sono contenta di tornare?
Si, sono contenta.
Mi chiedono se sono contenta di tornare?
No, non sono contenta.
Torno con un bel pugno di mosche in mano pronta a farle volare appena rimetterò piede sul suolo italico, così da non ritrovarmi nulla, come prima di partire.
Mi sembra che piano piano tutti intorno a me trovino la propria strada, mentre io rimango sempre intoppata allo stesso punto.
Forse non sarei dovuta partire, così potevo rimanere a leccare il culo di qualche professore e prenderlo alla fine questo maledetto dottorato. Anche se oramai non basta più nemmeno questo!
Se mi andasse di farlo poi, non saprei ancora rispondere!
Non è che io non ci provi, ci provo e che mi arrivano solo risposte negative. Mai ricevute così tanti calci in culo come in questi mesi. Sensazione grandiosa, se fossero almeno reali, non potrei sedermi per il male al didietro e tutti capirebbero senza nemmeno chiedere. Così invece devi fare anche finta che tutto è a posto, e che sì, sai che va così, e che sarà per la prossima volta.
Fanculo alla prossima volta.
Qual è il mio problema: parlo troppo? Si, lo so parlo troppo, pure a voce alta, straparlo…
Però sono brava a parlare. Ma non basta.
Posso scrivere, ma non basta.
Magari ora mi metto pure a ballare…
Se mi conosci non passo indifferente, non sono mai passata indifferente, fino ad oggi. Forse è ora che arriva la vita vera quella che ti spiega come funziona a forza di calci in culo, ma non di quelli che servono per andare avanti, ma quelli che ti fanno rimaner ben impiantata dove sei, e ti tolgono quei quattro grilli per la testa che ti sei fatta venire.
Ecco a quelli dopo di me non glieli faranno venire proprio i grilli per la testa. Del resto, la stessa ministra del lavoro lo ribadisce spesso: non c’è bisogno di fare l’università per imparare un mestiere – ergo mettetevi subito a lavoro, curvate la schiena e abbassate la testa. E così la formazione professionale è servita! E vedrete funziona molto meglio che l’università. Come ribadiscono le campagne di vari giornali on line.
Non pensate di essere speciali, di essere diversi, di poter costruire qualcosa: siete come tutti gli altri stronzi là fuori alla ricerca di lavoro. E non pensate che loro non lo sappiano: sono loro i vostri primi nemici, non certo qualcun altro.
Questa è la crisi economica, non c’è bisogno di scomodare vecchie e desuete categorie, c’è la crisi economica, non è certo colpa nostra, è stata l’America!
Ora bisogna trovare le soluzioni: tutti zitti, si accettano le ricette europee come se scritte in un libro di cucina, sperando che il cuoco sia bravo. Ma come ben sapete la prima volta che si fa una nuova ricetta non viene mai bene.
Eppure questa è vecchia cent’anni e l’aveva capito anche mio nonno che non funzionava…
Eccola l’Unione Europea c’è chi sta sotto e chi ci cammina sopra, ma non lo dite a voce alta perché non è vero! Beh ecco invece guardate bene cosa vi è rimasto appiccicato sotto le scarpe, perché quelle sono le famiglie greche, i disoccupati spagnoli, gli esodati italiani… non si scrostano eh… che peccato bisognerà cambiare scarpe!
Fanculo al vertice dei capi di stato e di governo e fanculo pure agli europei.
Tra 5 giorni torno in Italia, che culo, sempre in attesa di risposte che non arrivano mai, ma con un nuova scatola piena di belle promesse.
Un bel salto nel vuoto senza corda, ma lo devi fare.
Allora vorrei costruire una catena umana che mi tenesse: mano nella mano, stretta ad un’altra mano, che ne stringe un’altra ancora, così scendiamo nel burrone, ma non cadiamo mai.
E non siamo più soli.

giugno 27, 2012

Il lavoro non è un diritto

Forse in fonda la Fornero ha ragione: il lavoro non è un diritto. Il lavoro è un fottutissimo dovere a cui bisogna sottostare con enorme sofferenza. Infatti, se potessimo ci sottrarremmo volentieri, e di sicuro noi non moriremo né di noia né di nostalgia senza il lavoro.
Ma – ancora per ora e speriamo per poco – senza lavoro non si riescono a guadagnare soldi (Win for Life purtroppo non ha ancora sortito gli effetti sperati)!
Quindi, in una società che si dichiara fondata sul lavoro, il suddetto lavoro dovrebbe essere garantito da diritti.
Il lavoro dovrebbe essere sicuro, cioè ad esempio non si dovrebbe morire lavorando.
Il lavoro dovrebbe essere garantito. No, non parlo di lavoro a tempo indeterminato – mica sono monotona io! Però il lavoro dovrebbe essere garantito da regole ferree sulla retribuzione, sulle ore di lavoro, di straordinario, di maternità, di ferie…
E invece cosa succede ai giovani in Italia quando finiscono l’università?
Quando terminano un tirocinio e durante il tirocinio?
Cosa succede se trovano uno stage non pagato?
Quando scade un co.co.co?
Cosa succede quando il pagamento del lavoro arriva in ritardo di mesi?
Ecco in Italia non succede proprio niente. Ci ritroviamo da soli di fronte a un baratro che si chiama mercato del lavoro e siamo costretti a buttarci senza sapere né dove né come, senza alcun appiglio a cui poterci aggrappare, se non la nostra famiglia.
E nulla verrà cambiato da questa riforma.

I centri per l’impiego, che dovrebbero essere il fulcro delle politiche sul lavoro in un Paese con la disoccupazione giovanile oltre il 30%, in Italia sono stati praticamente smantellati. Eppure nessuna agenzia interinale ha preso il loro posto nelle funzioni di orientamento e avviamento al lavoro.
Ma la Fornero non si preoccupa di questi dettagli, tanto lo sanno tutti che il lavoro in Italia si trova tramite passaparola.
(Ecco quindi se avete chiuso il giro non vale, perché a me la parola non è proprio arrivata).
Non si può però non tenere conto di alcuni lodevoli “progetti pilota” come quello di Porta Futuro, il nuovo centro per l’impiego della Provincia di Roma.
Che cosa offre? Ancora non l’ho capito.
C’è una sala con dei computer tramite i quali si può accedere al portale on-line dove inserire il proprio C.V., poi ci sono seminari sulla compilazione del C.V…
Chiedo “come posso cercare un corso di formazione tra i vari offerti dalla regione, provincia e comune?” Risposta: “Vai sui vari siti, da qui puoi controllare quello della provincia se vuoi”. “ E come mi posso orientare per cercare una borsa per un tirocinio all’estero?” “La migliore ricerca è quella che ti fai da sola su internet”.
Consiglio utile, utilissimo che ho seguito fino in fondo. Ho trovato da sola il bando Leonardo, da sola ho compilato la domanda, da sola sono andata a Firenze, sono ancora in attesa del rimborso promesso dalla regione Lazio… da sola esattamente come tutti i giovani italiani.
E qui però la nostra situazione differisce e di gran lunga da quella degli altri paesi europei.
Supporti al reddito, agevolazioni per le assunzioni, retribuzioni minime per gli stage, orientamento e avviamento al lavoro funzionanti… ci sono insomma varie politiche da prendere come riferimento, eppure in Italia l’Europa significa solo: tagli-austerity-tagli.

Perché distruggere l’articolo 18 dovrebbe migliorare i contratti in entrata per i giovani?
Perché l’apprendistato è il migliore dei contratti possibili? Nono so, ma comunque le misure per agevolarlo sono poche e scarne.
Dov’è finito il taglio delle oltre 40 forme contrattuali atipiche?
E il sussidio per i disoccupati, anche quelli che hanno avuto contratti precari, dobbiamo aspettare il 2017 sperando di rientrare nei soliti criteri stringenti dell’ASPI?
E il sostegno per chi non studia e non riesce a trovare lavoro?
Dopo la riforma delle pensioni, in vista dei prossimi taglia alla spesa pubblica – ops spending review –
la stessa ministra Fornero commenta la sua riforma dicendo “si può sempre migliorare”!
Se si può migliorare perché votarla, miglioratela!

Un capitolo a parte andrebbe dedicato al comportamento dei sindacati che oltre a se stessi non capisco proprio chi altro difendano, nemmeno più l’articolo 18!

 

Però ringrazio la Fornero, perché attraverso le sue parole non sento mai nostalgia di casa.

giugno 26, 2012

Io odio

Odio l’Italia, con i suoi cazzo di politici corrotti, non riesco più a guardarli.
E mi dispiace dirlo – non vorrei risultare banale – ma NO, non è così da per tutto.
Odio l’Italia, dove tutti si lamentano che tutto va male e poi nessuno fa un cazzo.
Beh la prossima volta che qualcuno mi dice “tanto in questo paese non cambierà mai niente”, lo strozzo io con le mie mani:
uno: perché se non cambierà mai niente, allora stai zitto. Almeno eviti di inserire ulteriori parole inutili nel ciclo della comunicazione.
Due: perché più lo sento dire e più ci credo un po’ di più anche io.
Odio questa cazzo di litania di critiche inutili, sempre uguali da 150 anni a questa parte. Quelle critiche che si fanno bevendo una birra, giocando a carte e riempendo la settimana enigmistica. Ecco, la prossima volta le parole crociate falle in silenzio, grazie.
Odio la provincia italiana, dove tutti sanno tutto di tutti, ma nessuno fa un cazzo per gli altri.
Odio la chiesa cattolica, perché la sua ipocrisia pervade la società dove sono immersa. Camminiamo sopra millenni di merda papale… e mi hanno proprio stufato. Sì mi hanno stufato con le loro giornate della gioventù da cui poi le ragazze tornano tutte incinte… però noi siamo per il sesso dopo il matrimonio e senza preservativo. Infatti si sposano tutte di corsa e con i vestiti larghi, ma in chiesa.
Odio i vestiti dei preti durante la liturgia, perché mi sembrano così normali. E invece mi piacerebbe guardarli con gli stesi occhi di sdegno con cui guardo un burqua.
Odio quelli che a tavola odiano così tanto la chiesa, che poi lo zio è prete e il ragazzo di CL.

Soprattutto odio quando all’estero ti chiedono “ma come avete fatto ad avere Berlusconi?” Non lo so cazzo come abbiamo fatto! Non – lo – so!
E poi odio questi cazzo di svedesi che fanno sempre jogging: ma vatti a mangiare un torta al cioccolato con panna, invece di correre a meno 10 gradi, con quelle cazzo di scarpette fuxia e bianche. Sono brutte! Siii anche se ce le hanno tutti: sono proprio brutte! Ed è ancora peggio quando ci abbini la maglietta fuxia con il pantalone elasticizzato nero. Ti prego almeno vacci a correre e non a fare la spesa.
Dico, va bene, fa freddo, ma non si può mica sempre andare in giro vestiti come se fossimo in settimana bianca. Ok, forse io sembra che devo uscire a New York e invece sono a Lulea… ma un po’ di stile! (che non ha nulla in comune con l’essere hipster).
Odio quando ti guardano con quell’aria convinti di vivere nel paese con il migliore sistema del mondo. Certo se lo compari all’Italia! Ti piace vincere facile!
E odio il fatto che un po’ mi vergogno a raccontare come funziona il sistema italiano. Perché in Italia c’è un sistema? No, c’è solo un accozzaglia di regole, una cifra di politici corrotti e un sacco di gente, che nonostante tutto, si fa un culo così.
Odio soprattutto quando mi guardano con un’aria quasi di pena perché non vorrebbero trovarsi nella mia situazione: la giovane italiana allo sbaraglio!
Per la prima volta comprendo i sud americani, gli africani, gli arabi e mi viene voglia di darmi un calcio in culo da sola, povera occidentale che pensava di dover andare a salvare qualcuno. Beh, non c’è nessuno da salvare in sud America così come nel sud dell’Europa. Al massimo c’è qualcuno con cui lavorare, con cui condividere, con cui collaborare… quindi scendi da quel cazzo di scalino, che a me di fare la nazionalista proprio non mi interessa, ma di certo non mi lascio guardare dall’alto in basso…
… ah ok, non è colpa vostra, è che siete proprio più alti di almeno 20 cm…
E comunque odio le bionde che si tingono di nero con la ricrescita rossiccia, perché mi fanno pensare a tutte le bionde tinte italiane… almeno io sono castana: l’ho sempre saputo che è meglio stare nel mezzo… e che tingersi i capelli non serve a niente, tanto la ricrescita ti frega sempre!

giugno 17, 2012

Numeri

La precarietà, la disoccupazione, la crisi non sono solo numeri, ma reali vite vissute.
La disoccupazione giovanile al 20 o al 30% significa giorni, settimane, mesi passate a cercare lavoro senza trovare nulla, senza ricevere risposta, senza accumulare esperienza, senza guadagnare un euro.
Quei piccoli valori percentuali sono centinaia di migliaia di giovani che rimbalzano come palline dentro un meccanismo impazzito, mentre i mercati bruciano miliardi, il debito pubblico sale e lo spread impazzisce.
Tra questi meno e questi più ci sono incastrate le nostre vite.

Non siamo l’incontro tra la domanda e l’offerta, ma siamo il risultato degli incontri e delle esperienze della nostra storia. Siamo giovani spaesati in un’Europa in crisi, dove nessuno è in grado di orientarci verso dei reali e possibili progetti di vita.
L’incertezza è la nostra moneta di scambio e lo è da più tempo dell’euro, la voglia di cambiare il nostro tasso d’interesse, e questo sistema finanziario è ciò che ci rende sempre più indebitati, anche se a noi le banche non presterebbero nemmeno un cent.
Non possiamo comprare una casa.
Non troviamo lavoro.
Le nostre università sono state distrutte.
Il futuro una chimera fuori moda.
Ma dico vi rendete conto che aver finito gli studi al tempo della crisi significa essersi laureato nel periodo più sfigato degli ultimi cento anni!

I nostri sogni, le nostre sofferenze, i nostri desideri, le nostre delusioni non riescono ad entrare nel numero dei posti di lavoro persi in questo ultimo anno, non studiamo e non lavoriamo ma non siamo NEET, le nostre famiglie ci aiutano ma non siamo bamboccioni.
Amiamo, ridiamo e piangiamo e tutto questo non riesce ad entrare nella casella della disoccupazione giovanile…
Non basta contarci per capire quanti siamo, non basta definirci per comprendere chi siamo…
Non siamo solo giovani, non siamo più giovani, saremo per sempre giovani.
Noi viviamo la crisi, voi la contate e basta.

giugno 15, 2012

Vivere nella crisi

Prendo il caffè e lo spread vola sopra i 500 punti,
compro il giornale con gli annunci di lavoro mentre varano la peggior riforma a riguardo,
mi concedo un cornetto per rincuorarmi mentre la Spagna riceve aiuti a fondo perduto per non far crollare il proprio sistema bancario,
sul tram la Grecia brucia, scendo e ci sono già le seconde elezioni,
vado a lezione mentre l’Irlanda tenta di non far scoppiare l’ennesima bolla immobiliare,
mi fumo una sigaretta mentre Obama dichiara che non c’è mai stata così tanta disoccupazione dalla Grande Depressione,
faccio il turno in biblioteca e scoppia la primavera araba,
mentre tento di trovare i libri l’Egitto non riesce a liberarsi dalla giunta militare,
provo a studiare e la Germania continua a parlare di austerity,
ci rinuncio, vado a fare l’aperitivo mentre migliaia di spagnoli occupano le piazze
basta torno a casa quando irrompe occupy wall street,
mi metto a letto ma migliaia di persone scendono in piazza contro tutto questo…
mi sa che non si può proprio dormire, né si può fare finta di avere una vita normale…
La crisi irrompe nelle nostre vite…

Ps: per lo meno la noia l’abbiamo lasciata ai momenti di prosperità

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