Archive for luglio, 2012

luglio 15, 2012

Il gioco della sedia

La differenza tra noi e la generazione del ’68?
Che loro partivano da zero e hanno conquistato tutto. Noi partivamo da una posizione privilegiata e ci hanno tolto la sedia da sotto il culo.
Avete presente quando da piccoli alle feste di compleanno si giocava al gioco della sedia: tutti si balla, finché c’è la musica, poi la musica si ferma, e bisogna sedersi il prima possibile, ma le sedie sono meno dei giocatori, e un bambino rimane fuori. Poi un altro, poi un altro, finché non ne rimane soltanto uno.
Ecco io non so se ero tra le prime ad uscire o tra gli ultimi, ma la sensazione è propria quella: provare a sedersi e cascare per terra. Ecco come ci si sente quando ti tolgono la sedia da sotto il culo: derisi, sbeffeggiati e non contenti ci si sente pure in colpa!
Forse non sono stato troppo veloce?
Forse dovevo fare lo sgambetto a quello vicino?
Forse mi dovevo allenare di più?
Chi scrive dalle colonne dei grandi giornali, commenta la politica, fa l’inviato all’estero questa sensazione non la può capire, anche se ogni tanto ha scritto di qualche manifestazione studentesca, e nonostante il suo ufficio sia pieno di stagisti e contrattisti sottopagati.

E se anche l’operaio vuole figlio dottore…  facciamo così: per un paio d’anni passi.
Ma dato che i figli degli operai – che nel frattempo diventeranno classe media – affolleranno le università: le università prepareranno i nuovi operai.
E per magia anche i dottori verranno affamati, non tutti è chiaro. Ma chiedete ad un medico che ha appena concluso la specializzazione quali siano le sue prospettive nella sanità pubblica.
Nel frattempo ci saranno università private e master da 10.000 euro l’anno, per chi vuole tornare in riga. Semplicemente per far capire come funzionano le cose.
Le università pubbliche ci saranno sempre, quelle sono un diritto. Solo che non valgano più niente.
Se proprio volete trovare lavoro, forse conviene tornare alla vecchia e tanto amata formazione professionale: del resto di operai ce n’è sempre bisogno!

luglio 1, 2012

Calci in culo

Mi chiedono se sono contenta di tornare?
Si, sono contenta.
Mi chiedono se sono contenta di tornare?
No, non sono contenta.
Torno con un bel pugno di mosche in mano pronta a farle volare appena rimetterò piede sul suolo italico, così da non ritrovarmi nulla, come prima di partire.
Mi sembra che piano piano tutti intorno a me trovino la propria strada, mentre io rimango sempre intoppata allo stesso punto.
Forse non sarei dovuta partire, così potevo rimanere a leccare il culo di qualche professore e prenderlo alla fine questo maledetto dottorato. Anche se oramai non basta più nemmeno questo!
Se mi andasse di farlo poi, non saprei ancora rispondere!
Non è che io non ci provi, ci provo e che mi arrivano solo risposte negative. Mai ricevute così tanti calci in culo come in questi mesi. Sensazione grandiosa, se fossero almeno reali, non potrei sedermi per il male al didietro e tutti capirebbero senza nemmeno chiedere. Così invece devi fare anche finta che tutto è a posto, e che sì, sai che va così, e che sarà per la prossima volta.
Fanculo alla prossima volta.
Qual è il mio problema: parlo troppo? Si, lo so parlo troppo, pure a voce alta, straparlo…
Però sono brava a parlare. Ma non basta.
Posso scrivere, ma non basta.
Magari ora mi metto pure a ballare…
Se mi conosci non passo indifferente, non sono mai passata indifferente, fino ad oggi. Forse è ora che arriva la vita vera quella che ti spiega come funziona a forza di calci in culo, ma non di quelli che servono per andare avanti, ma quelli che ti fanno rimaner ben impiantata dove sei, e ti tolgono quei quattro grilli per la testa che ti sei fatta venire.
Ecco a quelli dopo di me non glieli faranno venire proprio i grilli per la testa. Del resto, la stessa ministra del lavoro lo ribadisce spesso: non c’è bisogno di fare l’università per imparare un mestiere – ergo mettetevi subito a lavoro, curvate la schiena e abbassate la testa. E così la formazione professionale è servita! E vedrete funziona molto meglio che l’università. Come ribadiscono le campagne di vari giornali on line.
Non pensate di essere speciali, di essere diversi, di poter costruire qualcosa: siete come tutti gli altri stronzi là fuori alla ricerca di lavoro. E non pensate che loro non lo sappiano: sono loro i vostri primi nemici, non certo qualcun altro.
Questa è la crisi economica, non c’è bisogno di scomodare vecchie e desuete categorie, c’è la crisi economica, non è certo colpa nostra, è stata l’America!
Ora bisogna trovare le soluzioni: tutti zitti, si accettano le ricette europee come se scritte in un libro di cucina, sperando che il cuoco sia bravo. Ma come ben sapete la prima volta che si fa una nuova ricetta non viene mai bene.
Eppure questa è vecchia cent’anni e l’aveva capito anche mio nonno che non funzionava…
Eccola l’Unione Europea c’è chi sta sotto e chi ci cammina sopra, ma non lo dite a voce alta perché non è vero! Beh ecco invece guardate bene cosa vi è rimasto appiccicato sotto le scarpe, perché quelle sono le famiglie greche, i disoccupati spagnoli, gli esodati italiani… non si scrostano eh… che peccato bisognerà cambiare scarpe!
Fanculo al vertice dei capi di stato e di governo e fanculo pure agli europei.
Tra 5 giorni torno in Italia, che culo, sempre in attesa di risposte che non arrivano mai, ma con un nuova scatola piena di belle promesse.
Un bel salto nel vuoto senza corda, ma lo devi fare.
Allora vorrei costruire una catena umana che mi tenesse: mano nella mano, stretta ad un’altra mano, che ne stringe un’altra ancora, così scendiamo nel burrone, ma non cadiamo mai.
E non siamo più soli.

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