In Bilico

Tra pubblico e privato

Sono cresciuta pensando di avere alcune piccole sicurezze su cui poter contare.
Sono cresciuta nella sicurezza economica e sentimentale della mia famiglia, pensando che tutto sarebbe sempre stato così.
Ma piano piano che la sicurezza sentimentale si sgretolava, ho compreso che anche la mia sicurezza economica, se slegata dalla mia famiglia, non era poi più così sicura.
Siamo nati in ospedali pubblici, abbiamo frequentato scuole pubbliche, con il tempo pieno o meno, siamo andati nei licei pubblici, perché le scuole private erano per chi non aveva voglia di studiare.
Abbiamo pensato a noi stessi da vecchi con una pensione, e magari con una casa di proprietà comprata dopo anni di sforzi, con la sicurezza di poter essere curati gratuitamente.

Ma piano piano che crescevamo tutto questo si è sgretolato lentamente sotto i nostri stessi piedi. Finché arrivati all’università già camminavamo in bilico tra università pubbliche e private, tra corsi di lingua a pagamento ed Erasmus realizzati con l’aiuto delle proprie famiglie. Finché finita l’università, nel frattempo completamente distrutta e pauperizzata da anni di tagli e disinvestimento, mi rendo conto che non c’è più nulla di quelle piccole sicurezze su cui pensavo di poter contare (si forse sono un po’ lenta a realizzare le cose!).

Per i più fortunati c’è la famiglia che può dare una mano, con tutte le difficoltà e restrizioni che questo comporta, per tutti comunque c’è sempre il mercato! Una meravigliosa bestia dove per strane regole del gioco capita sempre di non vincere, ma comunque bisogna rimanere convinti di poter giocare liberamente!
Dal vivere in equilibrio tra pubblico e privato, ci ritroviamo a vivere in una parodia del pubblico, dove questa parola è diventata sinonimo di mal funzionamento, corruzione, abbandono e una – se possibile –ancor peggiore parodia del privato – un esempio su tutti la privatizzazione di Trenitalia! (Ok. Era troppo banale!)
Nel frattempo, mentre noi proviamo a saltare da un lato all’altro con grande difficoltà, intorno a noi non si parla d’altro che della necessità di tagliare, ridimensionare, eliminare.
Non ci sono alternative: bisogna riformare le pensioni – e tu salti dall’altro lato e pensi alla pensione integrativa che ti avevano proposto in banca e capisci perché -rendere il lavoro flessibile – saltando dallo stage la mattina al servizio civile il pomeriggi pensi: più di così?! – bisogna diminuire la spesa sanitaria –salti ancora guardi nel portafoglio e dici: le analisi il prossimo mese: stasera voglio una birra! – tagliare la cassa integrazione- rimani in bilico e pensi a tuo zio “esodato” – ridurre il contributo per la disoccupazione – quasi hai perso l’equilibrio…e chi la prende la disoccupazione in Italia?!
Ma grazie alle lacrime tecniche ci sarà la crescita! Fidatevi gente! Credete nella crescita e la crescita ci sarà!
Sono ancora in bilico… per fortuna che ho fatto pattinaggio artistico da piccola… aiuta a mantenere l’equilibrio…
Ancora mi chiedono ma tu cosa vorresti fare dopo questo stage?… Io non rispondo… anche se ho già fatto domanda per un altro stage…

Nel frattempo la casa di proprietà l’ho dimenticata, la famiglia felice pure, la vecchiaia con la pensione per ora mi è passata di mente… certo ho ancora problemi a scordarmi di sanità, università, scuola… un contributo per i periodi di non lavoro…
… ma da quando c’è la disoccupazione in Italia?!

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