Archive for maggio, 2012

maggio 23, 2012

I nostri diritti per la vita

Il 23 maggio 1978 è stata approvata la legge 194. Legge che depenalizza l’aborto in Italia.
La settimana scorsa a Roma si è tenuta la marcia del “movimento per la vita”.
A guardare le foto di quel corteo ti chiedi se veramente qualcuno ci creda. Insomma sono sempre nani, fasci (ripuliti o meno) e preti con le loro ballerine di corte (che giustamente non partecipano se non pagate).
Non so cosa mi fa irritare di più. Il fatto che qualche politico fallito utilizzi le idee di qualche fondamentalista cattolico (eh si! Perché i fondamentalisti non sono solo islamici) per provare a ridare vita al proprio partito in via di decomposizione. O forse proprio il fatto che ci sia qualcuno che ancora oggi voglia rendere l’aborto illegale… fermo restando che poi è sempre il primo a puntare il dito contro gli estremismi degli altri.
Guarda gli islamici come trattano le donne…
Perché il “movimento per la vita” che idea ha delle donne? Una donna che non può decidere come poter dare al mondo una vita.
Quali donne dovremmo essere?
In Italia la pillola del giorno dopo non può essere farmaco da banco – quella dei 5 giorni dopo non la vogliono nemmeno far entrare in commercio – la pillola abortiva è utilizzata in maniera, a dir poco, residuale.
Non esiste educazione sessuale – i contracettivi sono a pagamento e sono troppo cari – per vedere un ginecologo in tempi ragionevoli devi fare una visita privata – i consultori, se va bene, sono aperti 2 giorni a settimana e sono strutture abbandonate a sé stesse.
Le donne vengono pagate meno, studiano di più, ma fanno più fatica a trovare lavoro. Così tantissime hanno anche smesso di cercarlo un lavoro, oppure lo hanno lasciato dopo il primo figlio.
In Italia si moltiplicano i casi di omicidi e violenze efferate sulle donne da parte di familiari stretti. Contro questa piaga sociale viene, al massimo, firmato qualche lodevole appello.

Abbiamo diritto di scegliere.
Abbiamo diritto di avere dei figli, ma per questo non gravare sui nonni e non rimanere disoccupate.
Abbiamo diritto di non avere quel figlio e rimanere con le nostre tristi lacrime per quella scelta.
Ma questa scelta è nostra, bagnata del nostro dolore e nessuno ce la potrà mai più togliere.
Se volete “lottare per la vita”, cercate almeno di non calpestarla.

 

maggio 20, 2012

Blockupy Frankfurt

Giornate spese di fronte al computer per aggiornare i social network, cercando di capire cosa stava accadendo a Francoforte.
Di fronte al computer con l’ansia per i tanti amici e compagni arrestati ancor prima delle manifestazioni.
Assurdo:
Pullman bloccati
Treni fermati
Divieti individuali di manifestare
Perquisizioni
Arresti
Sgomberi
A Francoforte, sede della Banca Centrale Europea e cuore finanziario dell’euro, semplicemente, non si può manifestare.

Nonostante tutto, oggi mi sento europea. Ma la mia Europa non si è costruita intorno ad una banca o a una moneta unica. La mia Europa non si perde tra commissioni, consigli, parlamenti, dove non si sa mai chi decide e per chi. La mia Europa non è composta da una Germania forte che incolpa i paesi del sud di essere delle cicale dispendiose. La mia Europa non si legge attraverso degli stereotipi nazionali.
Nelle strade di Francoforte, come a Madrid, ad Atene, a Kiev, c’è dell’altro oltre la crisi.
Sono momenti decisivi e allora vogliamo decidere.
Stanno distruggendo un modello sociale per non darci alcuna alternativa. Continuano a dirci che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità. Viviamo sopra le nostre possibilità perché vogliamo una casa, degli ospedali, delle scuole, delle università, degli asili?
Chi ha vissuto sopra le proprie possibilità? Quelle famiglie greche a cui ora staccate la luce perché non la possono pagare? Gli irlandesi rimasti senza casa? I giovani spagnoli disoccupati? Gli imprenditori suicidi italiani?

Nelle strade di Francoforte oggi scorre la possibilità di vivere una vita diversa: una vita dove ci si incontra per parlare senza necessariamente dover consumare, una vita dove l’economia è fatta anche di imprese e progetti sociali, una vita dove non c’è solo il lavoro, la famiglia e il divertimento.
La mia Europa è fatta di incontri, di lingue diverse che provano a capirsi, di Erasmus, di progetti alternativi che si parlano, di studenti che girano in autostop o con il car polling, di treni lenti che ti permettono di apprezzare il paesaggio, di social network dove condividere idee e sensazioni.
La mia Europa si rimette in gioco continuamente e non si ferma mai.
Per questo le strade di Francoforte saranno brulicanti di persone, di vita, di gioia, di urla, di pianto.
Perché non potete fermarci: siamo noi a essere troppo grandi per poter cascare.

 

maggio 19, 2012

In Bilico

Tra pubblico e privato

Sono cresciuta pensando di avere alcune piccole sicurezze su cui poter contare.
Sono cresciuta nella sicurezza economica e sentimentale della mia famiglia, pensando che tutto sarebbe sempre stato così.
Ma piano piano che la sicurezza sentimentale si sgretolava, ho compreso che anche la mia sicurezza economica, se slegata dalla mia famiglia, non era poi più così sicura.
Siamo nati in ospedali pubblici, abbiamo frequentato scuole pubbliche, con il tempo pieno o meno, siamo andati nei licei pubblici, perché le scuole private erano per chi non aveva voglia di studiare.
Abbiamo pensato a noi stessi da vecchi con una pensione, e magari con una casa di proprietà comprata dopo anni di sforzi, con la sicurezza di poter essere curati gratuitamente.

Ma piano piano che crescevamo tutto questo si è sgretolato lentamente sotto i nostri stessi piedi. Finché arrivati all’università già camminavamo in bilico tra università pubbliche e private, tra corsi di lingua a pagamento ed Erasmus realizzati con l’aiuto delle proprie famiglie. Finché finita l’università, nel frattempo completamente distrutta e pauperizzata da anni di tagli e disinvestimento, mi rendo conto che non c’è più nulla di quelle piccole sicurezze su cui pensavo di poter contare (si forse sono un po’ lenta a realizzare le cose!).

Per i più fortunati c’è la famiglia che può dare una mano, con tutte le difficoltà e restrizioni che questo comporta, per tutti comunque c’è sempre il mercato! Una meravigliosa bestia dove per strane regole del gioco capita sempre di non vincere, ma comunque bisogna rimanere convinti di poter giocare liberamente!
Dal vivere in equilibrio tra pubblico e privato, ci ritroviamo a vivere in una parodia del pubblico, dove questa parola è diventata sinonimo di mal funzionamento, corruzione, abbandono e una – se possibile –ancor peggiore parodia del privato – un esempio su tutti la privatizzazione di Trenitalia! (Ok. Era troppo banale!)
Nel frattempo, mentre noi proviamo a saltare da un lato all’altro con grande difficoltà, intorno a noi non si parla d’altro che della necessità di tagliare, ridimensionare, eliminare.
Non ci sono alternative: bisogna riformare le pensioni – e tu salti dall’altro lato e pensi alla pensione integrativa che ti avevano proposto in banca e capisci perché -rendere il lavoro flessibile – saltando dallo stage la mattina al servizio civile il pomeriggi pensi: più di così?! – bisogna diminuire la spesa sanitaria –salti ancora guardi nel portafoglio e dici: le analisi il prossimo mese: stasera voglio una birra! – tagliare la cassa integrazione- rimani in bilico e pensi a tuo zio “esodato” – ridurre il contributo per la disoccupazione – quasi hai perso l’equilibrio…e chi la prende la disoccupazione in Italia?!
Ma grazie alle lacrime tecniche ci sarà la crescita! Fidatevi gente! Credete nella crescita e la crescita ci sarà!
Sono ancora in bilico… per fortuna che ho fatto pattinaggio artistico da piccola… aiuta a mantenere l’equilibrio…
Ancora mi chiedono ma tu cosa vorresti fare dopo questo stage?… Io non rispondo… anche se ho già fatto domanda per un altro stage…

Nel frattempo la casa di proprietà l’ho dimenticata, la famiglia felice pure, la vecchiaia con la pensione per ora mi è passata di mente… certo ho ancora problemi a scordarmi di sanità, università, scuola… un contributo per i periodi di non lavoro…
… ma da quando c’è la disoccupazione in Italia?!

maggio 4, 2012

Cambiamenti

Incontrare gli altri
Interrogare se stessi e la propria cultura
Imparare che non c’è nulla che si può dare per scontato (nemmeno una tovaglia su un tavolo)
Farsi emozionare dalle cose diverse
Sorprendersi delle somiglianze
Ridere per le mal interpretazioni… o fare finta di ridere anche non si è capito niente
Coprirsi pensando che faccia freddissimo, uscire di casa e trovare il sole
Imparare le diverse prospettive politiche, comprendendo sempre di più che il nazionalismo non porta da nessuna parte
Meravigliarsi del senso di isolamento
Coinvolgere con le proprie passioni
Far ridere delle proprie creazioni linguistiche
Uscire dai propri confini, non solo territoriali
Sperimentarsi
Reincontrarsi
Coinvolgersi
Sentirsi parte
Cambiarsi per poter cambiare…

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