Il lavoro non è un diritto

Forse in fonda la Fornero ha ragione: il lavoro non è un diritto. Il lavoro è un fottutissimo dovere a cui bisogna sottostare con enorme sofferenza. Infatti, se potessimo ci sottrarremmo volentieri, e di sicuro noi non moriremo né di noia né di nostalgia senza il lavoro.
Ma – ancora per ora e speriamo per poco – senza lavoro non si riescono a guadagnare soldi (Win for Life purtroppo non ha ancora sortito gli effetti sperati)!
Quindi, in una società che si dichiara fondata sul lavoro, il suddetto lavoro dovrebbe essere garantito da diritti.
Il lavoro dovrebbe essere sicuro, cioè ad esempio non si dovrebbe morire lavorando.
Il lavoro dovrebbe essere garantito. No, non parlo di lavoro a tempo indeterminato – mica sono monotona io! Però il lavoro dovrebbe essere garantito da regole ferree sulla retribuzione, sulle ore di lavoro, di straordinario, di maternità, di ferie…
E invece cosa succede ai giovani in Italia quando finiscono l’università?
Quando terminano un tirocinio e durante il tirocinio?
Cosa succede se trovano uno stage non pagato?
Quando scade un co.co.co?
Cosa succede quando il pagamento del lavoro arriva in ritardo di mesi?
Ecco in Italia non succede proprio niente. Ci ritroviamo da soli di fronte a un baratro che si chiama mercato del lavoro e siamo costretti a buttarci senza sapere né dove né come, senza alcun appiglio a cui poterci aggrappare, se non la nostra famiglia.
E nulla verrà cambiato da questa riforma.

I centri per l’impiego, che dovrebbero essere il fulcro delle politiche sul lavoro in un Paese con la disoccupazione giovanile oltre il 30%, in Italia sono stati praticamente smantellati. Eppure nessuna agenzia interinale ha preso il loro posto nelle funzioni di orientamento e avviamento al lavoro.
Ma la Fornero non si preoccupa di questi dettagli, tanto lo sanno tutti che il lavoro in Italia si trova tramite passaparola.
(Ecco quindi se avete chiuso il giro non vale, perché a me la parola non è proprio arrivata).
Non si può però non tenere conto di alcuni lodevoli “progetti pilota” come quello di Porta Futuro, il nuovo centro per l’impiego della Provincia di Roma.
Che cosa offre? Ancora non l’ho capito.
C’è una sala con dei computer tramite i quali si può accedere al portale on-line dove inserire il proprio C.V., poi ci sono seminari sulla compilazione del C.V…
Chiedo “come posso cercare un corso di formazione tra i vari offerti dalla regione, provincia e comune?” Risposta: “Vai sui vari siti, da qui puoi controllare quello della provincia se vuoi”. “ E come mi posso orientare per cercare una borsa per un tirocinio all’estero?” “La migliore ricerca è quella che ti fai da sola su internet”.
Consiglio utile, utilissimo che ho seguito fino in fondo. Ho trovato da sola il bando Leonardo, da sola ho compilato la domanda, da sola sono andata a Firenze, sono ancora in attesa del rimborso promesso dalla regione Lazio… da sola esattamente come tutti i giovani italiani.
E qui però la nostra situazione differisce e di gran lunga da quella degli altri paesi europei.
Supporti al reddito, agevolazioni per le assunzioni, retribuzioni minime per gli stage, orientamento e avviamento al lavoro funzionanti… ci sono insomma varie politiche da prendere come riferimento, eppure in Italia l’Europa significa solo: tagli-austerity-tagli.

Perché distruggere l’articolo 18 dovrebbe migliorare i contratti in entrata per i giovani?
Perché l’apprendistato è il migliore dei contratti possibili? Nono so, ma comunque le misure per agevolarlo sono poche e scarne.
Dov’è finito il taglio delle oltre 40 forme contrattuali atipiche?
E il sussidio per i disoccupati, anche quelli che hanno avuto contratti precari, dobbiamo aspettare il 2017 sperando di rientrare nei soliti criteri stringenti dell’ASPI?
E il sostegno per chi non studia e non riesce a trovare lavoro?
Dopo la riforma delle pensioni, in vista dei prossimi taglia alla spesa pubblica – ops spending review –
la stessa ministra Fornero commenta la sua riforma dicendo “si può sempre migliorare”!
Se si può migliorare perché votarla, miglioratela!

Un capitolo a parte andrebbe dedicato al comportamento dei sindacati che oltre a se stessi non capisco proprio chi altro difendano, nemmeno più l’articolo 18!

 

Però ringrazio la Fornero, perché attraverso le sue parole non sento mai nostalgia di casa.

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Un Commento to “Il lavoro non è un diritto”

  1. Asking questions are truly nice thing if you are not understanding anything entirely, however this article offers pleasant understanding even.

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