Pizza delivery

Ed eccola lì… è la frase che tutti gli stagisti prima o poi si sentono dire: ci potresti andare a prendere il pranzo.
Probabilmente in Italia accade dal primo giorno. Il tuo capo, con aria spocchiosa, ti lancia i soldi sul tavolo e ti chiede sushi e diet coke, dato che la scena si svolge quasi sicuramente a Milano.
Qui si vergognano e con aria rammaricata ti chiedono di andare alla pizzeria all’angolo e ti offrono anche il pranzo – che forse avrei dovuto accettare, ed evitare di mangiare la mia pasta che ancora brontola nello stomaco, ma forse è per il nervoso che continua questo brontolio, quello il mio stomaco proprio non riesce a digerirlo.
Questa è la rappresentazione del fatto che essere uno stagista dopo un po’ non serve proprio ad un cazzo: né a te né all’azienda. Non sai mai cosa devi fare, pendi sempre dalle labbra di qualcuno, il tuo lavoro non può essere indipendente e dopo un po’ il tuo tutor ti ucciderebbe piuttosto che trovare nuove mansioni da farti svolgere.
Lo stagista è come un ospite nelle aziende… dopo tre giorni puzza, per questo probabilmente diventa lo schiavo di turno, ma uno schiavo non impara nulla, esegue semplicemente degli ordini.
Uno stage arriva a scadenza velocemente, dopodiché c’è bisogno di investire sulle persone, oppure è solo tempo perso: per te, per l’impresa, cooperativa, ong o quello che sia…
Il problema è che le offerte di lavoro si dividono tra stage e posti che richiedono un’esperienza minima tra uno o tre anni nello stesso campo.
Calcolando che, anche falsificando i mesi dei miei stage e dei miei – più o meno – lavori volontari, non supero un anno e mezzo di esperienza generale, e che se provo ad organizzare un esperienza continuativa in una mansione specifica… non supero i tre mesi dello stage attuale…
Risultato: non posso che cercare altri stage.
Conseguenza: dovrò falsificare la mia esperienza dicendo che ho svolto meno stage di quelli reali, mutandoli in co.co.co o volontariato, perché le aziende sono restie ad accettare persone con troppi tirocini alle spalle. Del resto per legge lo stage dovrebbe servire ad inserirti nel mondo del lavoro come prima esperienza, non dovrebbe essere un contratto reiterato per pagarti meno e sfruttarti di più.
Così i limiti inseriti per aiutarti ad uscire dalla spirale malefica degli stage diventano un ulteriore ostacolo.
Forse come prima cosa aiuterebbe eliminare gli stage gratuiti, insomma quale datore di lavoro non può permettersi 250 euro di rimborso spese, almeno per pagarti il pranzo mentre lavori?! Lo so ogni tanto sono proprio retrò!
In Svezia gli stage si fanno praticamente solo durante il percorso di studi e pagati, dopodiché le aziende ti assumono, ti mettono alla prova, investono su di te con altri tipi di contratti e di accordi, così per lo meno ti fanno lavorare al 100%. Qui a 25 anni si smette di essere giovani, di essere mantenuti, di essere sottopagati.
Questo perché la grande differenza tra l’Italia e la Svezia non è solo il welfare state, ma il tessuto produttivo. In questo paese si è deciso di innovare e di investire sui giovani.
Le aziende assumono con contratti veri, le nuove idee imprenditoriali vengono garantite tramite incubatori di impresa, la ricerca viene finanziata…

E poi ci sono io che aspettando la pizza non so se piangere o ridere.
Il pizzaiolo chiaramente non parla inglese, a gesti ordino le 6 pizze, aspetto sorseggiando il quasi-caffè offerto e il biscotto trafugato.
Piango o rido… Rido o piango… ascolto la musica alta per eliminare i miei pensieri…
Penso alle centinaia di migliaia di aranciate servite da mia madre con il sorriso, anche in pieno rodimento di culo e capisco che purtroppo il lavoro è anche questo… ed è forse anche per questo che non riesco a concepirmi a lavorare sotto padrone sempre con il sorriso sulle labbra… ma se non lavori non hai soldi per vivere e il sorriso sparisce… ma se sorridi senza averne voglia ti viene l’ulcera che ti spacca lo stomaco e che ti toglie il sorriso – quello vero – dal volto… ulcera o soldi… soldi od ulcera…
con questo dilemma esistenziale nella testa risalgo le scale con le pizze in mano, mentre un brontolio nello stomaco
già comincia a darmi fastidio.

One Comment to “Pizza delivery”

  1. Quanto ti capisco, in tutto.Tu sei in Svezia io ancora (forse per poco) in Italia.Stage tanti stage GRATIS che sommati proprio come te faranno a malapena un anno e mezzo.Inutili ridicoli, perchè intanto comunque nessuno ti considera.

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